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Scolmatore del Bisagno alla prova pratica: ecco come funzionerà

Alla Stazione Idrometrica di Santhià la verifica del modello fisico dell'opera che promette di mettere in sicurezza la città: riprodotta l'ultima piena del fiume

Un’opera in grado di scaricare 450 metri cubi di acqua al secondo direttamente in mare, alleggerendo la furia del Bisagno in caso di necessità e mettendo finalmente in sicurezza un territorio martoriato dalle piene: è stato presentato in mattinata alla Stazione Idrometrica di Santhià, in Piemonte, il prototipo dello scolmatore del Bisagno, un modello in scala 1:43 che riproduce in piccolo il lavoro svolto da un progetto che promette di rendere inoffensivo un fiume che ha già causato 7 morti dal 2011 a oggi e milioni di euro di danni.

Alla presentazione del modello fisico hanno preso parte il governatore ligure, Giovanni Toti, e l’assessore regionale alla Protezione Civile, Giacomo Giampedrone, insieme con i progettisti dello scolmatore. Che per testarlo hanno ricostruito un tratto del Bisagno e lo hanno riempito sino a livelli di massima allerta, supervisionandone il funzionamento: «Abbiamo mostrato il modello fisico delle opere di derivazione e alimentazione dello scolmatore, progettate e verificate attraverso un sistema di software e calcoli analitici. L’obiettivo odierno era quello di verificarle in modo pratico prima di passare all’ultima fase di progettazione, quella esecutiva - ha spiegato Roberto Bertero, direttore tecnico della società Hydrodata di Torino, azienda che si è occupata della progettazione dello scolmatore - Si tratta di un’opera che consentirà di far defluire la piena del Bisagno, prelevando l’acqua e facendola defluire direttamente in mare attraverso una galleria lunga circa 6 km e mezzo e larga 10 metri».

L’opera è stata progettata per una piena pari al passaggio di 1.050 metri cubi d’acqua al secondo: lo scolmatore ne deriverà 450 portandoli direttamente a mare attraverso un insieme di paratie, mentre i 600 rimanenti resteranno in transito nel tratto cittadino, in grado di contenerli senza disagi: «Oggi stiamo simulando l’onda dell’ultima piena del Bisagno e il funzionamento dello scolmatore - ha spiegato il governatore Toti - La progettazione esecutiva è affidata a Roxoil Spa, e appena il consiglio superiori dei lavori pubblici darò il via libera potremo metterlo in gara d’appalto. Il corso d’acqua già pericoloso della Liguria potrà finalmente essere messo in sicurezza. Si tratta di un’opera gigantesca e d’avanguardia, che attraverserà tutta la città di Genova passando sotto la Sciorba e sotto Albaro e sfociando in corso Italia».

Il cronoprogramma dei lavori

Il lavoro dei progettisti ha consentito di ridurre significativamente i tempi previsti (da sei a quattro anni) e di risolvere le maggiori criticità. Il passaggio delle escavatrici più impattanti accanto agli impianti sportivi della Sciorba (piscina e pista di atletica) viene evitato con una galleria di servizio che parte più a valle, nell'area dell'ex canile municipale ora inutilizzata, e raggiunge il tracciato dello scolmatore a circa seicento metri di distanza dalla Sciorba. 

Da quel punto le scavatrici di ultima generazione procederanno a un ritmo tra i 15 e i 20 metri al giorno, tre volte più veloce dei tempi necessari con i metodi tradizionali, più lenti e meno impattanti sia come vibrazioni sia come quantità di terra movimentata, che verranno invece impiegati nel primo tratto adiacente agli impianti sportivi. Altro vantaggio acquisito dalla nuova ipotesi progettuale è l'intercetto del Rio Sciorba, inizialmente non previsto, un corso d'acqua che nelle valutazioni tecniche non era considerato pericoloso, ma che in condizioni di piena contribuisce comunque ad aumentare la portata complessiva del Bisagno. Anche le acque nella zona delle piscine subiranno intervenuti, e lo smarino verrà utilizzato per il ripascimento delle spiagge di Genova e Arenzano dopo adeguati trattamenti (frantumazione e lavaggio). 

La stima è di 800mila metri cubi di materiale: se ne possono recuperare per il ripascimento 600. I restanti 200 possono servire per la produzione del calcestruzzo interna al cantiere (dove è prevista l'installazione di un impianto di betonaggio). Ciò che rimane da questo ulteriore trattamento andrà in discarica. Il cronoprogramma prevede 1395 giorni di cantiere a partire dai primi mesi del 2019, per finire entro il 2022.

Toti: «Soddisfatti, ma il lavoro continua»

Il modello dello scolmatore nelle scorse settimane è stato sottoposto a diversi test, prevedendo una piena di sola acqua o con il cosiddetto “materiale flottante”, i detriti trascinati dalla corrente. Alla prova di giovedì hanno voluto partecipare anche i membri della commissione del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, che avevano fatto richiesta di visionare i risultati. L’obiettivo, ha concluso Toti, è andare ad appalto subito dopo l’estate: Prima iniziano i lavori - ha concluso il governatore ligure - prima finiranno, prima sarà possibile mettere in sicurezza la città».

La prossima tappa del percorso, fra circa un mese, è un nuovo appuntamento per rivedere il modello alla luce della richiesta di implementare alcuni aspetti: «Abbiamo simulato quella che è la portata di riferimento per la progettazione degli interventi, cioè quella duecentennale, e abbiamo visto quali sono gli effetti - ha spiegato l’assessore Giampedrone - ci sono alcune considerazioni tecniche da fare, si tratta di salvare vite umane, quindi è giusto fare tutte le valutazioni del caso. Ci siamo impegnati, fatte questi aggiustamenti, a tornare qua per una seconda prova con il modello modificato secondo le valutazioni che sono emerse stamattina».

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