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Carlo Felice: è sciopero. Il sindaco Doria: «Decisione dannosa»

Spaccatura tra i sindacati. Cgil e Cisl sono per uno sciopero di tre giorni che metterebbe a rischio la prima della Carmen. Fials e Snater vorrebbero andare in scena. Il primo cittadino genovese ha espresso la propria opinione attraverso una lettera aperta alla città

Il polverone non è tardato ad arrivare. Da una parte Cgil e Cisl, dall'altra Fials e Snater oltre al sindaco Doria. La decisione di alcune sigle sindacali di proclamare tre giorni di sciopero al teatro Carlo Felice, da venerdì, giorno della prima della Carmen, sino a domenica sta evidenziando le diverse posizioni dei diretti interessati. 

Sindacati divisi. L'assemblea che si è svolta lo scorso pomeriggio tra i lavoratori del teatro ha confermato la spaccatura tra le varie sigle. Cgil e Cisl, voci del personale amministrativo, sono orientate verso lo sciopero mentre Fials e Snater vorrebbero andare in scena come spiega Annarita Cecchini, segretario Snater Liguria: «L'orchestra, il coro, le sarte, i parrucchieri e i truccatori sono tutti per portare in scena la Carmen». Alle sue parole fanno eco quelle di Lo Gerfo segretario provinciale Fials. «Abbiamo visto che il sindaco, per la prima volta, ha dato segni di apertura, dicendo che si può continuare il confronto senza alcuna pregiudiziale».

Di diverso parere Francesco Grillo, segretario provinciale Fistel Cisl: «Doria non ci ha dato nessuna rassicurazione sugli sui 36 esuberi previsti dal nuovo piano industriale, quindi per noi è impossibile accettare». 

Il sindaco Marco Doria, presidente del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Teatro Carlo Felice, dopo aver incontrato i rappresentanti sindacali in mattinata, ha espresso la propria posizione attraverso una lettera aperta alla città di Genova. «La decisione da parte di alcune sigle sindacali di proclamare lo sciopero è una scelta dannosa per il bilancio del Carlo Felice che vede a rischio un'opera, la Carmen, che rappresenta un tassello significativo di una stagione caratterizzata da un grande sforzo di rilancio del teatro. Dannosa anche per tutti i cittadini che si sono riavvicinati ad esso. Incomprensibile quanto l'amministrazione si è dichiarata disponibile a un confronto serrato e senza pregiudiziali su un piano di salvezza». Doria ha concluso affermando: «Riteniamo quindi che la strada del confronto e dell'impegno comune nell'interesse del teatro, del suo pubblico e della città, sia l'unica percorribile».  

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