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Poste: dipendenti sul piede di guerra, annunciato lo sciopero

I sindacati hanno annunciato anche il blocco degli straordinari: alla base della protesta la decisione di privatizzare ulteriormente l'azienda, i tagli ai servizi e l'alto numero di precari

Settimana di mobilitazione per i dipendenti di Poste Italiane, sul piede di guerra per protestare contro l’ipotesi di cessione e privatizzazione dell’azienda: i sindacati hanno annunciato, a partire da oggi, il blocco delle prestazioni straordinarie e aggiuntive, che si concluderà il prossimo 23 novembre, e per venerdì 4 novembre hanno indetto uno sciopero nazionale che coinvolgerà tutti i lavoratori.

Alla base della protesta, l’ulteriore cessione di quote a privati che farebbero precipitare quelle dello Stato sotto la soglia del 50%, ma anche le gravi difficoltà che riguardano tutto il settore e verso cui, denunciano i sindacati, l’azienda è «totalmente inerte” e non presenta alcun piano di rilancio né idee per migliorare i servizi: «Le pressioni commerciali sono ormai diventate insopportabili e gli organici insufficienti - fanno sapere da Cisl Slp - mentre migliaia di giovani part- time aspettano, invano, la trasformazione del loro rapporto di lavoro a full time. Lo sciopero rappresenta per tutti noi l’occasione di far comprendere all’azienda quanto grandi siano le difficoltà ed i problemi che ogni giorno ci accompagnano nel lavoro, problemi per i quali vogliamo risposte chiare e tempestive».

A rendere la situazione ancora più difficile, concludono i sindacati, i tagli al servizio, con la consegna a giorni alterni e la chiusura di uffici decentrati: «Non si possono chiudere uffici postali solo perché in zone disagiate, non si può continuare a ignorare la necessità di personale agli sportelli e non si può trattare il dipendente postale come fosse un venditore a cottimo, spinto solo a collocare prodotti in una insana e inefficace rincorsa dell’obiettivo di budget».

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