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Sciopero degli edili, manifestazione da Genova Ovest

Domani, giovedì 6 dicembre 2012, sciopero degli edili a Genova. Prevista una manifestazione con concentramento dei lavoratori alle ore 7 presso il piazzale della camionale, vicino al casello autostradale di Genova Ovest

Genova - Giovedì 6 dicembre 2012, sciopero degli edili (segui lo sciopero in diretta) a Genova. Prevista una manifestazione con concentramento dei lavoratori alle ore 7 presso il piazzale della camionale (adiacenze casello autostradale Genova Ovest). La protesta è stata indetta dalle organizzazioni sindacali Feneal Uil, Filca Cisl, Fillea Cgil.

L’avvio delle grandi e medie opere, spiegano i sindacati, sarebbe in grado di rilanciare, sul territorio provinciale, il lavoro nel comparto delle costruzioni e di dare respiro a migliaia di famiglie che ogni giorno fanno i conti con la crisi economica e del settore. Le motivazioni dello sciopero in questa nota.

Per le organizzazioni sindacali è necessario fare chiarezza sulla volontà degli enti locali, per attivare politiche socialmente sostenibili nella gestione degli appalti sui servizi resi alla cittadinanza in nome di una migliore qualità del servizio e dell’occupazione; per produrre reale sviluppo per la città, soprattutto in relazione alla realizzazione di nuova edilizia abitativa, riassetto idrogeologico, Gronda di Ponente, rifacimento del nodo ferroviario, terzo valico, bacino portuale e piano regolatore, pubblici servizi.

Le categorie sindacali delle costruzioni rappresentano una realtà che localmente sostiene oltre 11 lavoratori e le loro famiglie, più l’indotto generato dalle opere. Altre migliaia di lavoratori si dibattono fra estreme difficoltà nel comparto della cantieristica navale e del legno e arredamento.

Le centinaia di piccole imprese genovesi, che in questi anni hanno chiuso i battenti, lo hanno fatto in silenzio, senza contare sull’impatto mediatico tipico delle grandi dismissioni, ma tutte insieme hanno prodotto una profonda lacerazione nel tessuto sociale metropolitano e provinciale, con migliaia di lavoratori disoccupati e la conseguente crescita della povertà e del disagio sociale.

Se a questo scenario a tinte fosche non si porrà presto rimedio, Genova vedrà dirottate le proprie eccellenze verso lidi più accoglienti. Gli Enti locali dovranno ritenersi responsabili di una drammatica emorragia di professionalità e maestranze a causa di una cronica assenza di condizioni ambientali confacenti allo sviluppo di un’economia moderna rivolta all’Europa. Inoltre è necessario sfatare i luoghi comuni.

Raffigurare oggi il lavoratore edile come un selvaggio cementificatore, disposto a tutto pur di salvaguardare la propria occupazione significa rifiutare un modello virtuoso di sviluppo sostenibile, ignorando il corpo sociale che vuole rimanere nel gioco globale per favorire tentazioni ideologiche che prosperano nella recessione e nell’impoverimento collettivo.


Grandi responsabilità gravano sugli Enti locali, in un momento cruciale per la storia della nostra città: il futuro dei genovesi non può essere e non deve essere un futuro da emigranti che fuggono dalla miseria, ma di operosi cittadini che partecipano allo sviluppo della comunità.

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