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Martedì, 31 Gennaio 2023
Cronaca

Sciopero benzinai, perché potrebbe finire già stasera

Faib cercherà il confronto con le altre due sigle, che potrebbero decidere di ridurre la durata della serrata a un solo giorno

Sciopero dimezzato, ma sciopero (per ora), con i sindacati che si sono divisi dopo l'incontro di martedì con il governo: mentre Faib Confesercenti ha deciso di depotenziare e ridurre la protesta a un giorno, Fegica Figisc e Anisa non fanno marcia indietro come spiega Today: "Troppo poco e troppo tardi per revocare lo sciopero. Il tentativo in extremis fatto dal Ministro Urso, peraltro apprezzato, non riesce ad intervenire con la necessaria concretezza", affermano in una nota congiunta Fegica, Figisc e Anisa che confermano quindi lo stop di 48 ore iniziato nella serata del 24 gennaio e in programma fino alle 19 del 26 gennaio (le 22 sulle autostrade). Nella giornata di oggi però potrebbero esserci novità.

Sciopero benzinai, la lista degli impianti aperti a Genova e provincia

Sciopero dei benzinai: fino a quando 

"L'annuncio dell'avvio del tavolo volto a ristrutturare la rete distributiva e ridare un piano regolatoria certo va nella direzione giusta e auspicata. Ma le modifiche ipotizzate sul decreto, oltre a non essere sufficienti, sono ormai nelle mani del Parlamento. Quel che rimane sullo sfondo, sconti o non sconti sulle multe, cartelli o non cartelli da esporre, è l'idea di una categoria di lavoratori che speculano sui prezzi dei carburanti. Il che è falso e inaccettabile. Lo sciopero è quindi confermato", si legge ancora nella nota.

Fegica, Figisc e Anisa sottolineano che resta "confermata l'intenzione della categoria di dare tutto il proprio contributo al processo di riforma, per ora solo annunciato". Oggi alle ore 11.00 è in programma una assemblea dei gruppi dirigenti delle organizzazioni di categoria, presso la sala Capranichetta di Piazza Montecitorio, aperta a deputati e senatori di tutti i gruppi parlamentari.

La presidenza nazionale Faib Confesercenti, riunita d’urgenza, a seguito dell’incontro con il ministro delle Imprese Adolfo Urso, ha valutato e ritenuto positive le aperture presentate e già formalizzate con un emendamento al decreto legge. "In particolare - spiega Faib in una nota - ci sembra un risultato importante la significativa riduzione delle sanzioni, la razionalizzazione della cartellonistica sugli impianti, la rapida convocazione di un tavolo di filiera per affrontare gli annosi problemi del settore, a partire dall'illegalità contrattuale e dal taglio dei costi per le transazioni elettroniche". "In segno di apprezzamento del lavoro svolto dal Ministro e dai suoi collaboratori, e con l'obiettivo di ridurre il disagio alla cittadinanza, la presidenza Faib ha dunque deciso di ridurre a un solo giorno la mobilitazione. La decisione verrà presentata alla riunione di coordinamento con le altre sigle, fissata per mercoledì 25 gennaio". A metà giornata oggi potrebbero dunque arrivare aggiornamenti importanti.

Perché lo sciopero può terminare già stasera 

La categoria abbandona di fatto la compattezza mostrata negli ultimi giorni. Ma era già evidente da tempo l'atteggiamento un po’ più "morbido" da parte della Faib che aveva sempre parlato di sciopero "congelato", mentre Fegica e Figisc preferivano "confermato". L'inizio dello sciopero, ieri sera alle 19, è stato compatto e si sono viste lunghe code ai distributori, con inevitabili disagi per i cittadini. Oggi Faib cercherà comunque il confronto con le altre due sigle, che potrebbero dunque decidere a loro volta di ridurre la durata dello sciopero, alla riunione di coordinamento che si terrà dalle 11 alla sala Capranichetta di Piazza Montecitorio.

Le motivazioni dello sciopero sono da rinvenire nella pubblicazione del decreto trasparenza sui prezzi del carburante, ma la situazione è precipitata per il presunto  "scaricabarile" del governo Meloni, che aveva attribuito i rincari dei prezzi di benzina e diesel in parte anche alle speculazioni dei distributori. Che nin hanno gradito. Assopetroli-Assoenergia, l'associazione che rappresenta le aziende proprietarie di oltre metà delle stazioni di servizio stradali in Italia, esprime piena solidarietà ai sindacati: "Le misure introdotte col decreto Trasparenza sono la soluzione finta a un problema che non esiste, se non nella schermaglia del dibattito politico. Alcune di esse non solo sono inutili e sproporzionate, ma perfino dannose", sostiene l'associazione.

"Il governo - spiegano i responsabili della Fegica - aumenta i prezzi della benzina con interventi sulle accise ma ha scaricato le responsabilità sui benzinai definendoli speculatori. E questo anche dopo che è stato appurato da Mister prezzi che comportamento dei benzinai è in linea con i movimenti delle accise". I gestori affermano quindi che "prima vogliamo ristabilire la verità e poi vogliamo avere un governo che faccia il governo e cioè che intervenga sui problemi endemici di questo settore che ne ha anche sul piano della legalità, basti pensare che 13 miliardi di euro l'anno vengono evasi dalla piccola criminalità, visto che 7000 impianti sono nelle mani della mafia ed il 30% carburanti venduti in Italia è clandestino". 

Il rischio dei nuovi cartelli

Le sigle compatte hanno ribadito la loro contrarietà alle sanzioni e all'esposizione del cartello con il prezzo medio regionale a fianco a quello proposto dal singolo gestore, previste dall'ultimo decreto del governo Meloni. L'obbligo rimane, anche se è in rampa di lancio un emendamento secondo cui è prevista una moratoria di 90 giorni per l’attuazione dei nuovi obblighi, viene confermata la riduzione delle sanzioni per la mancata comunicazione da un minimo di 200 a un massimo di 800 euro, in rapporto al fatturato, e in caso di reiterata omissione della comunicazione per quattro volte in 60 giorni la chiusura del punto vendita viene ridotta a pochi giorni. Soprattutto viene ventilata anche una "razionalizzazione" dei cartelli da esporre, per alleviare gli obblighi dei benzinai e semplificare il lavoro.

"Ma come ti viene in mente di mettere un cartellone con il prezzo medio al benzinaio? Se c'è un modo di far alzare il prezzo è quello lì. Spesso ci sono ragioni oggettive se il costo è più alto e tra chi ha difficoltà a diminuire il prezzo e chi avrà facilità a farlo salire per avvicinarlo al prezzo medio, è evidente che il prezzo della benzina alla fine aumenterà", commenta Pierluigi Bersani, ospite di Lilli Gruber a Otto e mezzo su La7. "Ma il governo lo sa quanto guadagna mediamente un benzinaio in Italia? Ci sono 22mila benzinai nel nostro Paese, di cui un terzo vende meno di 300mila litri l'anno, che non si capisce come facciano a stare in piedi. E invece bisognerebbe invece vedere il prezzo medio dalla raffineria al distributore in Europa e tenere fermo quel prezzo lì" ha aggiunto.

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