Banche: sciopero giovedì 31 ottobre

Giovedì 31 ottobre le banche chiuderanno per sciopero in tutta Italia

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di GenovaToday

Giovedì 31 ottobre le banche chiuderanno per sciopero in tutta Italia. I bancari e i loro sindacati congiuntamente danno così una prima risposta all'attacco frontale sferrato da ABI con la disdetta anticipata del CCNL e con il mancato adeguamento del fondo esuberi di settore alla legge Fornero, atto, questo, che ne decreta la fine e apre, di conseguenza, alla cassa integrazione e ai licenziamenti collettivi nel credito.

Le banche vogliono trasformare il CCNL in una debole cornice nella quale derogare al ribasso nelle singole aziende e, quel che è peggio, vogliono anche che i bancari delle filiali siano retribuiti prevalentemente a provvigione. Ciò significa che i colleghi saranno spinti, molto più di quanto già avvenga oggi, a vendere quello che rende alla propria banca senza tenere conto né delle reali necessità della clientela né degli eventuali rischi collegati.

È bene però ricordare che le banche grazie alla finanza creativa, hanno generato prima i presupposti per la terribile crisi che stiamo attraversando, e poi hanno incassato gli aiuti europei, 500 miliardi di euro, senza girarne uno alle imprese e ai privati, soffocando così l’economia; ora vogliono far pagare solo ai bancari i loro errori, che hanno creato crediti inesigibili enormi. D’altronde sono i numeri che parlano: se tutti i 300 mila bancari lavorassero gratis per un anno, il sistema coprirebbe appena un quinto dei crediti deteriorati  mentre un manager guadagna quanto 400-600 impiegati.

ABI  e le banche affermano che le filiali sono troppe rispetto alla media europea (cosa peraltro esatta) ma ignorano invece che i bancari italiani sono ben al di sotto (530 ogni 100 mila abitanti contro 604); che costiamo troppo, siamo inadeguati e poco disponibili al cambiamento, mentre invece siamo tra i meno pagati in Europa e, negli ultimi 15 anni, abbiamo affrontato fusioni e ristrutturazioni che ci hanno ridotto di circa 50 mila unità, ma abbiamo comunque retto le criticità con professionalità, senso di responsabilità e sacrificio.

Non saremo adeguati, ma siamo noi che produciamo per tutti: per gli azionisti che incassano i dividendi e per i manager che incassano vergognose prebende milionarie.

Le assemblee che si stanno svolgendo unitariamente in tutta Italia stanno mostrando una categoria combattiva in grado di reggere lo scontro, scontro che difficilmente si esaurirà col primo sciopero.

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