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Sciopero Amt finito, c'è l'accordo

L'assemblea dei lavoratori di Amt, riunita alla sala Chiamata del porto, ha approvato l'accordo raggiunto ieri sera in prefettura durante un vertice con il sindaco Marco Doria e il presidente della Regione Claudio Burlando

I lavoratori di Amt riuniti in assemblea alla sala Chiamata del porto, hanno votato a favore della bozza di accordo messa a punto ieri sera in prefettura durante un vertice con il sindaco Marco Doria e il presidente della Regione Claudio Burlando. Gli autobus però non è ancora detto che tornino a circolare in giornata.

All'uscita dalla riunione alcuni lavoratori hanno contestato la decisione per cui non si escludono nuovi disagi. L'azienda resta pubblica. Per fare tornare i conti del bilancio 2014, il Comune si è impegnato a ricapitalizzare l'azienda con 4,3 milioni di euro. Altri 4 milioni arriveranno da una ristrutturazione aziendale. Nel frattempo una busta con proiettile, destinata al presidente di Amt Livio Ravera, è stata sequestrata dalla Digos all'aeroporto.

Quello che sta succedendo a Genova ha una portata nazionale. Intanto perché nel 2014 il 50% delle aziende di trasporto pubblico locale in Italia chiuderà i bilanci in rosso, come ha ricordato l'assessore regionale al lavoro e ai trasporti della Liguria, Enrico Vesco, giovedì a una riunione della Conferenza delle Regioni.

A Genova il problema è esploso per via di una delibera del consiglio comunale, che apre all'ipotesi di privatizzazione di alcune aziende partecipate, fra cui Amt, l'azienda di trasporto pubblico locale. Martedì 19 novembre 2013 il testo era al vaglio dell'aula e dalle prime ore del mattino gli autobus sono rimasti fermi nelle rimesse.

Dopo cinque giorni senza autobus per via dello sciopero selvaggio dei dipendenti di Amt, in città si respira un clima surreale. Le corsie gialle, solitamente riservate agli autobus e presidiate da telecamere pronte a rilevare passaggi di mezzi privati, sono aperte a tutti per favorire la viabilità.

Lo scenario fatto dal solito via vai di autobus è stato sostituito da moltitudini di cittadini, che si sono armati di pazienza e sono andati a scuola o al lavoro a piedi. Nonostante lo stop ai mezzi pubblici e i cortei per le vie del centro, a parte nei primi due giorni della protesta, la città ha trovato il modo per far fronte allo sciopero selvaggio, organizzando perfino un presidio itinerante di solidarietà ai tranvieri.

La delibera sull'ipotesi di privatizzazione delle aziende partecipate è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Un vaso riempito a poco a poco per tutto il 2013, apertosi con un aumento del biglietto integrato treno-bus e un piano aziendale per salvare l'azienda fatto di sacrifici per i lavoratori.

Dopo un mese di marzo bollente, fatto di scioperi e manifestazioni, alla fine il biglietto integrato è rimasto, ma ha subito un aumento. Questo per fare fronte alle risorse sempre inferiori stanziate dal governo centrale al trasporto pubblico locale.

Ad aprile, un primo piano di salvataggio dell'azienda è stato bocciato dai lavoratori innescando nuovi scioperi. Il 23 del mese alcuni manifestanti hanno invaso il consiglio comunale e l'assessore al Traffico Simone Farello ha iniziato ad avanzare l'ipotesi di privatizzazione suscitando le proteste della folla.

In questo clima teso, a maggio le parti hanno trovato un accordo sul nuovo piano aziendale: il Comune avrebbe concesso ad Amt degli immobili (per aumentare il capitale sociale dell'azienda e quindi ricevere più finzanziamenti dalle banche) e, per contropartita, i lavoratori hanno dato al Comune circa 8 milioni e 400 mila euro, decurtandoli dalle proprie buste paga.

Ma a soli sei mesi di distanza ci si è trovati al punto che Amt va verso un passivo per il 2014 di 8,3 milioni di euro. Finora non è stato fatto alcun conferimento del patrimonio immobiliare per ricapitalizzare l'azienda e il Comune ha messo le mani avanti mettendo all'ordine del giorno la delibera sulla privatizzazione delle aziende partecipate.

Dopo un primo blitz presso la sede del Comune mercoledì 13 novembre 2013, durante una riunione congiunta delle commissioni Bilancio e Sviluppo Economico sulla privatizzazione delle partecipate, la protesta è esplosa martedì 19 novembre, giorno della discussione in aula della delibera.

In breve la seduta è stata sospesa con manifestazioni in tuttà la città. Così, fra un vertice e l'altro, anche mercoledì. Giovedì pomeriggio ripresa dei lavori in consiglio comunale. Il sindaco si è rifiutato di ritirare la delibera e fuori la protesta è andata montando. L'opposizione ha abbandonato l'aula, che ha votato il provvedimento: approvato.

Fuori dal palazzo comunale a farla da padrone è stato un clima di festa, con tamburi e fischietti fra la folla composta da circa due mila lavoratori, nonostante qualche comprensibile momento di tensione dovuto anche alla stanchezza e al maltempo.

I manifestanti, e così anche venerdì, sono riusciti a tenere lontani dalla protesta eventuali infiltrati che potevano dare vita a disordini insensati. I cori di protesta sono stati prevalentemente contro il sindaco e da ieri contro il presidente della Regione Claudio Burlando.

Venerdì una delegazione di tranvieri romani ha preso parte all'assemblea dei lavoratori di Amt e sono arrivati messaggi di solidarietà anche da Livorno e Pisa. Beppe Grillo ha fatto la sua comparsa in testa al corteo, in quanto genovese, ha detto. Ma comunque la sua presenza la sua presenza ha conferito ulteriore dimensione nazionale a quanto sta accadendo a Genova.

Venerdì sera un nuovo vertice in prefettura ha portato alla stesura di una bozza di accordo. Sabato i lavoratori, riuniti ancora una volta alla sala Chiamata del porto, luogo simbolo per i camalli genovesi e per tante proteste che hanno animato la città, si trovano a dover decidere se accettare l'accordo.

Il sindaco Marco Doria ha ribadito a più riprese di non voler dar vita alla privatizzazione di Amt. Questo discorso merita una piccola ma fondamentale precisazione in quanto, come recita la storia dell'azienda consultabile sul suo sito, Amt è stata la prima S.p.A. pubblica di una grande città italiana ad essere parzialmente 'privatizzata' con gara (vinta da Transdev, gruppo francese controllato dalla Cassa dei Depositi e dello Sviluppo Francese).

La delibera recentemente approvata ripropone il discorso della privatizzazione. I lavoratori temono che l'ingresso di un partner privato possa significare licenziamenti in quanto il peso degli stipendi sul bilancio di Amt è decisamente significativo. Inoltre non sono disposti a ulteriori sacrifici dopo quelli già sottoscritti a maggio di quest'anno.

Negli anni i finanziamenti statali al trasporto pubblico sono andati via via assottigliandosi, ma questo non è coinciso con una revisione dei criteri di assunzione dei dirigenti, troppi e strapagati. I lavoratori non vogliono essere loro a pagare il prezzo di questa mala gestione, per questo hanno dato vita a una protesta durata cinque giorni consecutivi, con gli autobus rimasti nelle rimesse, fatto mai avvenuto prima in Italia.

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