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Cronaca

Delitto Scagni, Ilaria Cucchi: "La malattia di Alberto era sotto gli occhi di tutti"

La sorella di Stefano, ucciso a Roma nel 2009, ha scritto una lettera ad Antonella Zarri, madre di Alice e Alberto Scagni, per esprimerle vicinanza

Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, ucciso nell'ottobre 2009 a Roma mentre era sottoposto a custodia cautelare, ha scritto ad Antonella Zarri, madre di Alice e Alberto Scagni, a processo con l'accusa di avere ucciso la sorella sotto casa di lei l'1 maggio 2022 a Genova.

A legare le due donne, oltre al fatto di essere balzate, loro malgrado, agli onori delle cronache, anche la scelta dell'avvocato, Fabio Anselmo, compagno di Ilaria. Di seguito la lettera, pubblicata da Antonella Zarri sulla pagina Facebook 'Giustizia per due figli rubati, Alice e Alberto'.

Cara Antonella, penso spesso a te e Graziano da quando ho appreso dell'immane tragedia, che ha travolto la vostra famiglia. Ti confesso che, sopratutto in questo periodo dove mi è inevitabile l'elaborazione del lutto, attraverso momenti di profondo sconforto perché è sicuramente molto bello aver ottenuto verità e Giustizia per la morte di Stefano, è altrettanto bello aver goduto del sincero affetto di tanta gente, che mi ha accompagnata durante tutto questo difficilissimo percorso e mi ha portata persino in Parlamento, ma mio fratello non c'è più. Punto e basta. Non gli posso parlare. Oggi avrebbe 45 anni ma la sua vita si è fermata a 31. Rimane il dolore incolmabile per il vuoto, che ha lasciato e che si è portato via mia madre pochi mesi fa ed ha poi gravemente minato la salute di mio padre.

Quando penso al destino crudele riservato alla mia famiglia mi chiedo, Antonella, come tu faccia a sopravvivere e combattere. Hai perso due figli in modo ancor più terribile di quanto possa essere capitato a noi. Mi rivolgo a te da donna a donna. Graziano non me ne voglia. La malattia di Alberto era sotto gli occhi di tutti e tu hai invano chiesto e supplicato aiuto per una tragedia ampiamente annunciata, che ti ha costretta, impotente, ad assistere all'assassinio di Alice da parte del proprio fratello impazzito.

Un omicidio, anzi un femminicidio, assurdo, senza scopo e senza movente, dove chi avrebbe dovuto intervenire si è voltato dall'altra parte. Ora ti trovi di fronte a una Giustizia ostile perché hai osato dire ciò che è ovvio e che tutti noi pensiamo. Lo Stato, nonostante tutti i vostri sforzi tesi a chiedere aiuto, si è voltato dall'altra parte e ora è contro di voi perché avete osato chiedere giustizia.

Non mi sarei espressa su questo se non avessi letto i numerosi interventi dell'onorevole Antoniozzi, vice capogruppo di Fdi alla Camera. "Scagni non è matto, questa è una narrazione inaccettabile". Nella sua presa di posizione scomposta arriva ad annunciare addirittura un disegno di legge per evitare che Alberto possa beneficiare di sconti di pena. Tutto questo soltanto perché se i poliziotti avessero fatto il loro dovere oggi Alice sarebbe ancora con voi e Alberto sarebbe curato come gli è dovuto.

Cara Antonella, posso dirti in tutta coscienza ma con grande amarezza che ti sei scelta l'avvocato sbagliato. Lui ha fatto la differenza in tanti processi importanti, compreso il mio. Non ha mai mollato nonostante sia stato più volte denunciato. Per anni e anni ha interpretato il suo ruolo come parte civile per ricercare la verità senza sconti. Alla fine i giudici glielo hanno riconosciuto e ci sono stati pm onesti e capaci che non hanno avuto paura della verità, qualunque essa possa essere stata. Fabio, tuttavia, ha una grande colpa: è soltanto un avvocato e non un magistrato e quindi ha peccato, per alcuni magistrati, di lesa maestà. Per questo ha dovuto subire il sarcasmo di qualcuno, l'ostilità di qualcun altro. Certo, gode del rispetto di tanti ma la Giustizia è degli uomini.

Ora leggo che secondo i Giudici del tuo processo, "la parte civile assolve una funzione sommamente vicaria rispetto a quella svolta nel giudizio dal pm". Mi basta questo per dirti, Antonella, di cambiare avvocato. Non me ne voglia Fabio che è anche il mio compagno. Posso solo dirti che in tanti processi come quello, per esempio, per l'uccisione di Federico Aldrovandi, pm e giudici non la pensavano certo cosi. Non hanno mai costretto Fabio a chiedere soltanto i danni. Superfluo, credo parlarti anche del mio, anzi dei miei processi. Dall'alto di 13 anni per 160 udienze e 16 gradi di giudizio posso dirti che Fabio ha, agli occhi di qualche magistrato, la colpa di essere solo un avvocato. Questo non è accaduto durante gli anni in cui, per la mia famiglia e per tutti noi, lo Stato si è riscattato, mettendo in campo magistrati capaci onesti e determinati nel raggiungere la verità. Se Fabio si fosse dovuto limitare soltanto a chiedere soldi per risarcimenti nei primi 6 anni di battaglie giudiziarie, ed essere ristretto a quel ruolo 'sommamente vicario' rispetto a pm, che non volevano vedere quelle verità, che poi loro stessi colleghi avrebbero dimostrato, i casi Aldrovandi e Cucchi sarebbero stati "casi di negata giustizia". Il virgolettato non è casuale.

Ma questo varrebbe per tante vittime di crimini terribili, che hanno fatto la tormentata storia di questo Paese dove non avrebbero dovuto, come spesso è capitato, di mettersi sulle proprie spalle la ricerca della verità, ma soltanto limitarsi a chiedere soldi. Cara Antonella, sappi che hai tutta la mia comprensione. Ti sono vicina. Ilaria Cucchi.

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