Sampierdarena come Apparizione e Sestri: rivolta per la chiusura dell'ufficio postale

Gli abitanti delle alture di Sampierdarena sul piede di guerra per l'ipotesi taglio dello sportello di via Rigola: martedì appuntamento in consiglio comunale per parlare con il sindaco Bucci

Una vera e propria rivolta popolare, con decine di residenti scesi in piazza per chiedere a gran voce che l’ufficio postale di via Rigola, al Fossato, non venga chiuso. 

Il caso, l’ennesimo quando si tratta di riorganizzazione degli uffici postali sul territorio, è scoppiato nelle scorse settimane, quando ai residenti sono arrivate voci sempre più concrete di una chiusura. Indiscrezioni che con il passare dei giorni, e i precedenti su Genova, hanno preso sempre più vigore, e che hanno spinto alcuni abitanti della zona a lanciare una raccolta firme e a organizzare un incontro pubblico proprio davanti agli uffici postali per cercare di avere risposte da parte dell’amministrazione, e a darsi appuntamento martedì 21 gennaio in consiglio comunale per chiedere di parlare direttamente con il sindaco Bucci.

«La decisione su quali uffici postali chiudere sembra sia stata presa in base alla distanza degli altri uffici postali alternativi, si parla di 400 metri massimi - spiega Maurizio Parodi, residente e cliente abituale dell’ufficio - Purtroppo sembra che il calcolo sia stato fatto su una mappa e in linea d'aria e non in base all'effettiva percorrenza stradale per raggiungerlo. Viene indicato da Poste Italiane come ufficio postale alternativo all'ufficio di via di Francia "Matitone”, che si trova a 2,9 km da via Rigola, mentre quello di via Cantore si trova a 2,2 km, entrambi oltre i 400 metri. Per assurdo, se si deve chiudere in base alla distanza, l'ufficio di corso Martinetti è a 1,3 km dall'ufficio di via Cantore, quindi dovrebbe avere priorità nella chiusura».

La chiusura degli uffici di via Rigola andrebbe a incidente in particolare sulla quotidianità di chi abita sulla collina degli Angeli, tra cui molti anziani, che senza questo presidio dovrebbero scendere sino alla parte bassa di Sampierdarena per molte commissioni, in primis il ritiro della pensione e il pagamento di bollettini e utenze. 

La protesta dei residenti si è quindi concretizzata in due presidi, la sera del 16 gennaio e la mattina del 17, e in numerosi appelli a Comune e Regione affinché intervengano con Poste Italiane per chiedere che gli uffici di via Rigola non finiscano sotto la stessa scure che, a dicembre 2019, avrebbe dovuto tagliarne altri al Lagaccio, ad Apparizione, a Sestri Ponente (quello di via Negrone), a Caricamento (piazzetta Jacopo da Varagine) e a Campi (via Bianchi). 

A oggi ancora non ci sono risposte ufficiali da Poste Italiane, che avrebbe dovuto chiudere gli sportelli a inizio dicembre ma che, forse anche alla luce delle proteste, ha rimandato decisioni e chiusure a un generico 2020. I genovesi direttamente interessati sono comunque preparati: così come avvenuto ad Apparizione e a Sestri Ponente, l’obiettivo è continuare con la protesta sino a quando il rischio chiusura non sarà definitivamente scongiurato.

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