Sampierdarena, dopo 15 anni chiude la libreria dei Fratelli Frilli. Altra chiusura a Marassi

Il negozio era stato aperto in piazza Vittorio Veneto pochi anni dopo la fondazione dell'omonima casa editrice. In corso De Stefanis un'altra piccola libreria indipendente chiude i battenti

In epoca di e-book e e-commerce, diventa sempre più difficile per le piccole librerie (e in generale per i piccoli negozi) sopravvivere. La dimostrazione arriva anche da Genova, dove nel giro di poche settimane chiudono i battenti due librerie di quartiere, una a Sampierdarena e una a Marassi.

I Fratelli Frilli: «Chiudiamo nel silenzio»

Nel primo caso si tratta di una libreria che era diventata un punto di riferimento e di "genovesità" a Sampierdarena, la libreria dei Fratelli Frilli di piazza Vittorio Veneto, che ha abbassato la saracinesca nel 2018 per non rialzarla più nel 2019.

Aperta nel 2004, l’attività è andata avanti per 14 anni sino all’epilogo: «Rispetto la volontà di mio fratello Giacomo di non divulgare la notizia e di chiudere nel silenzio, lo stesso che ha accompagnato e continua ad accompagnare il declino di un intero quartiere e forse di un'intera città - ha scritto su Facebook Carlo Frilli, uno dei due fratelli che nel 2000 hanno fondato la casa editrice che porta il loro nome (e che continuerà l’attività di produzione e pubblicazione di libri) - Ovunque in Italia è un ripetersi di queste scene in cui le librerie vengono dimenticate, vengono disertate a beneficio di quei colossi, freddi e assuefanti chiamati centri commerciali».

A Marassi la giovane imprenditrice alza bandiera bianca

A diversi chilometri di distanza, Natascia Mameli, titolare di Marassi Libri, aperta nel 2013 in corso De Stefanis, ha condiviso su Facebook un messaggio molto simile: un’avventura durata 5 anni, in cui la giovane proprietaria ha investito moltissimo e che il quartiere aveva accolto con calore. 

La crisi, però, si era fatta sentire già a nei primi mesi del 2018, e a giugno erano arrivate le prime avvisaglie: «È stata un'esperienza eccitante e terrorizzante allo stesso momento, e non me ne pento - scriveva Natascia Mameli - Purtroppo però sento le fatiche fisiche e mentali diventare troppe per poter continuare. Mi spiace soprattutto perché credo di aver creato qualcosa di bello, un punto di riferimento per il quartiere e per tutti coloro che sentono quel bisogno interno di evadere e conoscere, che è contemporaneamente altruismo e egoismo allo stato puro. Quella pratica che gli altri chiamano “leggere” ma che noi sappiamo essere molto di più».

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Due casi molto diversi l’uno dall’altro - da una parte una giovane che ha deciso di iniziare una nuova avventura nel suo quartiere ritrovandosi davanti troppi ostacoli, dall’altra una realtà storica che dopo anni di lotta si è vista costretta ad alzare bandiera bianca - accomunati però dallo sconforto con cui è stata annunciata quella che, di fatto, è una sconfitta. Non solo per i titolari, ma per i quartieri e la città in cui entrambi hanno investito.

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