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Testa spaccata al professore, aggredito alle spalle in via San Vincenzo

Salvatore Angilè, 40enne professore in una scuola media di Lavagna, è stato brutalmente aggredito da tre bulli in via San Vincenzo mentre si stava recando alla stazione Brignole a prendere il treno per andare a lavoro

La vita del pendolare è di per sé faticosa. Ma quello è capitato l'altro ieri mattina a un professore di scuola media ha ben poco a che fare con il suo lavoro. Anzi, pare proprio che l'insegnante sia stato assalito solo per qualche sguardo di troppo.

Martedì 7 gennaio intorno alle 6 Salvatore Angilè, 40 anni, stava percorrendo via San Vincenzo per raggiungere la stazione Brignole e prendere il treno per Lavagna dove c'erano ad attenderlo i suoi alunni. Ma quella mattina Angilè non è arrivato in aula perché è finito al pronto soccorso dell'ospedale San Martino con una frattura cranica e un'emorragia cerebrale.

All'altezza del liceo Barabino il professore si è imbattuto in un gruppetto di bulli. È bastato uno sguardo per far scattare la reazione violenta. «Che ca... vuoi?», ha intimato uno. Angilè ha tirato dritto, ma uno degli sbandati l'ha aggredito alle spalle, colpendolo in testa con un casco o una spranga.

A quel punto le gambe del professore hanno ceduto e lui si è ritrovato in ginocchio in mezzo a via San Vincenzo con le mani sulla testa. Guardandosi poi le dita il 40enne si è accorto di perdere sangue. Facendosi forza ha raggiunto la stazione e qui ha chiesto aiuto. L'uomo si trova ora ricoverato nel reparto di neurochirurgia del San Martino in prognosi riservata.

Ora trovare i responsabili del gesto sembra una missione non proprio facile per gli inquirenti. Al momento del pestaggio non c'erano testimoni in grado di fornire un identikit del branco. Le speranze sono quelle di trovare traccia dei bulli nei fotogrammi delle telecamere della zona.

Angilè ha detto di non avere mai visto prima i suoi assalitori. E ora si ritrova in un letto d'ospedale a domandarsi il perché di tanta barabarie. Di una cosa però il professore è certo: «quei tre non devono passarla liscia».

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