Domenica, 17 Ottobre 2021
Cronaca

Saldi, primo weekend tra code e sconti: i consigli "anti-fregatura"

Bilancio positivo per i primi giorni di caccia alle occasioni: lunghe file nelle grandi catene e negli outlet, più lenta la partenza nei piccoli negozi. Il decalogo diffuso da Confconsumatori

Il conto alla rovescia è finito: anche in Liguria sono iniziati i saldi invernali, e già da venerdì 5 gennaio, primo giorno di sconti, nei negozi e negli outlet si sono formate lunghe code di persone decise a tornare a casa con i sacchetti pieni di occasioni.

L’andamento del primo weekend di saldi

Come ogni anno, anche a Genova a farla da padrone sin dal fischio d’inizio è stato l’abbigliamento: partenza in sordina venerdì, con i clienti (e i potenziali tali) che hanno iniziato a farsi un’idea degli sconti nelle vie del centro, da via XX Settembre a via San Vincenzo passando per il centro storico. Sabato e domenica, poi, l’assalto: le grandi catene, soprattutto, hanno visto la maggiore concentrazione di persone, complici le percentuali di sconto già abbastanza elevante (in alcuni casi addirittura al 70%), ma anche al piccola distribuzione può dirsi soddisfatta del primo weekend di saldi, soprattutto alla luce del meteo non proprio ideale per lo shopping e di una buona parte di genovesi ancora in ferie per l’Epifania. 

Menzione speciale va all’Outlet di Serravalle, dove sin dalle prime ore di sabato e domenica la presenza dei cacciatori di occasioni ha iniziato a mostrarsi già al casello autostradale, con decine di veicoli incolonnati e quasi 5 km di coda: per la prima giornata di saldi sono state 50mila le persone che hanno scelto i negozi dell’outlet, aumentate tra sabato e domenica.

Il decalogo “anti-fregature”

Archiviato il primo weekend, i negozianti e i clienti si preparano quindi a un tour de force che proseguirà sino a metà febbraio. E se i primi mettono in campo tutta la loro energia e creatività per stimolare l’acquisto, ai secondi è richiesta una particolare attenzione per evitare che l’occasione si trasformi in una fregatura una volta tornati a casa. Proprio per aiutarli, Confconsumatori ha diffuso un decalogo contenente i consigli fondamentali per sopravvivere ai saldi:

1) Diffidare dai saldi superiori al 50%: potrebbero nascondere la vendita di merce dell’anno precedente (nessun problema, però, se il negoziante informa correttamente il cliente);

2) Guardare attentamente: la merce in saldo deve essere tenuta separata fisicamente da quella a prezzo pieno ed è bene verificare che sia la stessa esposta in vetrina;

3) Occhio al cartellino: deve comparire il prezzo iniziale, lo sconto e il prezzo finale;

4) Sempre meglio provare: il consumatore ha diritto di provare i capi, esclusa la biancheria intima. Salvo difetti di conformità, infatti, il venditore non è tenuto a sostituire la merce;

5) Si può pagare con le carte: i negozianti sono obbligati ad accettare il pagamento con carte di credito anche durante i saldi; in caso di rifiuto si può segnalare il caso per iscritto alla società Servizi Interbancari e a un’associazione di consumatori;

6) Attenzione alle carte revolving: i tassi applicati possono superare il 20%; sono convenienti nel solo caso di rimborso del capitale in tempi brevissimi, vale a dire pochi mesi;

7) Conservare lo scontrino: costituisce prova di acquisto che obbliga il negoziante a sostituire e/o riparare la merce difettosa o “non conforme”, anche in presenza di cartelli con la dicitura che i capi in svendita non si possono cambiare. Infatti, anche per la merce in saldo vale la garanzia legale di due anni prevista dal Codice del consumo e, in caso di beni difettosi o non conformi, il venditore dovrà riparare o sostituire la merce, o restituire o ridurre il prezzo pagato;

8) Online ci puoi “ripensare”: Gli acquisti on line prevedono il diritto di recedere, senza alcuna penalità e senza obbligo di motivazione, entro 14 giorni dall’acquisto, come ogni altra vendita di beni “fuori dai locali commerciali” (ma sono esclusi beni deperibili e servizi);

9) Segnalare i problemi: a seconda della difficoltà ci si può rivolgere ai Vigili Urbani, alla Camera di Commercio, all’Assessorato al commercio o alle associazioni dei consumatori;

10) Occhio all’effetto “sforamento”: spesso, infatti, spendiamo più di quanto crediamo di stare risparmiando. Meglio fare una lista degli acquisti in anticipo.

Le associazioni: «Serve una legislatura ad hoc»

Con le recenti polemiche legate al colosso dell’e-commerce Amazon e le proteste dei negozianti, costretti a piegare la testa e spesso a gettare la spugna davanti a costi sempre più alti e guadagni sempre più bassi, dalle associazioni dei consumatori arriva inoltre l’appello affinché si lavori a una legislazione sui saldi in linea con l’epoca attuale e i cambiamenti che ha attraversato e sta attraversando: «In Italia continuiamo a mantenere una legislazione sui saldi che andava bene nella scorsa era, non certo in quella digitale attuale, dove l’e-commerce non è tenuto a rispettare nessun vincolo su saldi e promozioni (per non parlare degli orari) e sotto questo profilo è quindi molto avvantaggiato rispetto al singolo commerciante».

«È esperienza comune a tutti noi che i commercianti stessi, per non perdere clientela, sono costretti a inventarsi strumenti per liberalizzare nei fatti, quello che la normativa si ostina a voler rigidamente regolare - proseguono gli esperti di Confcommercio - Carte fedeltà con sconti per i clienti, prodotti in promozione, Black Friday, “presaldi”, sms e messaggi WhatsApp con avviso di sconti inviati a gruppi di clienti, gli outlet, temporary stores ed altro ancora: sono tutti strumenti che servono per eludere i blocchi temporali rigidi imposti dalla normativa. Non si comprende perché non consentire ai commercianti di proporre liberamente prezzi migliori e sconti anche in altri periodi dell’anno, e di conseguenza consentire ai consumatori di acquistare liberamente, in qualsiasi periodo dell’anno, prodotti a prezzi concorrenziali con quelli dei siti on-line. Infine, i commercianti che si vedono togliere quote di mercato dall’e-commerce devono tenere a mente che la tecnologia comunque non cancella la prima regola del consumo: chi acquista premia chi genera - e quindi vende - valore. Non serve quindi temere lo stravolgimento causato dalle vendite online, ma occorre governarlo, anche cambiando rispetto a quanto si è sempre fatto nel passato».

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