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Rissa a Sampierdarena, l'esasperazione dei residenti: «Qui non si fa più vita»

Il nuovo episodio accaduto in via Sampierdarena, che ha visto coinvolti polizia e alcuni ubriachi usciti da una vicina discoteca, aumenta l'allarme degli abitanti del quartiere: «Abbandonati a noi stessi»

Prima le proteste, poi il rifiuto di salire sulla macchina della polizia, poi la ribellione culminata con calci, pugni e botte a colpi di stampelle agli agenti che avevano tentato di notificare un’ordinanza del tribunale a un 29enne di origini dominicane accusato di detenzione e spaccio di droga: questo quanto è successo questa mattina in via Sampierdarena, dove i residenti si sono risvegliati assistendo a una scena che aveva dell’incredibile.

Tutto è accaduto intorno alle 7.45, quando una pattuglia della Mobile si è fermata all’angolo con piazza Minolli e ha tentato di far salire in auto il 29enne per dare esecuzione al provvedimento emesso dal tribunale. La situazione è però rapidamente degenerata quando il giovane è stato raggiunto da alcuni amici, di ritorno da una serata in una vicina discoteca, che si sono scagliati contro gli agenti per consentirgli di scappare. Tra gli assalitori anche una ragazza, che dopo essersi rifiutata di mostrare i documenti si è accanita contro i poliziotti mordendone uno al braccio e strappando i capelli al collega, afferrando anche la stampella usata dal fratello infortunato del 29enne, anche lui presente, per colpire chiunque le capitasse a tiro.

Coinvolti nella rissa, oltre al fratello 34enne e alla ragazza, anche un 26enne con precedenti per aggressione che una volta caricato sull’auto della polizia ha preso a calci il finestrino posteriore sino a mandarlo in frantumi per poi tentare la fuga nonostante le manette, senza riuscirci. Il tutto sotto gli occhi dei negozianti che avevano appena aperto, dei pendolari che andavano al lavoro e delle famiglie che accompagnavano i  bimbi a scuola, oltre a tutti i residenti accorsi per capire cosa stesse succedendo: "Io mi sono affacciato alla finestra e ho visto volare calci e pugni, i poliziotti erano in difficoltà, sono cose che non dovrebbero succedere", è lo sfogo di un pensionato che abita proprio in via Sampierdarena.

Una rissa che ha coinvolto in totale una decina di persone e che ha richiesto l’intervento di 5 auto della polizia e della Municipale, che ha bloccato il traffico in via Sampierdarena per circa mezz’ora, sino a quando la situazione non è tornata alla normalità, ma tra i residenti della zona serpeggia sempre più alto l’allarme per una situazione che, a detta della gran parte degli abitanti del quartiere, ha raggiunto livelli preoccupanti: «Io vivo qui da tutta la vita - racconta Bernardo Fravega, titolare di un negozio che si affaccia proprio sul punto in cui si è consumata la rissa -. Prima che da me, questa attività commerciale era gestita da mio padre e da mio nonno. Amo il mio quartiere, ma ormai ogni giorno succede qualcosa. Qui non si tratta più di integrazione, ma di legalità, a prescindere dalla nazionalità. Qualche mese fa mi è arrivata una cartella da Equitalia, per poterla pagare ho dovuto vendere un immobile di mia proprietà, e meno male che l’avevo altrimenti non so cos’avrei fatto. Vorrei vendere, ma nessuno vuole comprare in questa zona, ormai i fondi hanno perso valore. Il quartiere è abbandonato dalle istituzioni, continuano a fornire licenze a bar e discoteche dove spesso scoppiano risse quando invece dovrebbero chiuderle».

E proprio sui finti circoli culturali si concentrano la maggior parte dei problemi e delle lamentele: nella sola via Sampierdarena sono almeno tre i locali notturni che tengono aperto sino all’alba da venerdì a domenica, servendo alcol nonostante i divieti, ma la questione riguarda ormai tutto il quartiere: «La mia è una bottega storica, siamo qui dal 1960 - fa sapere Alessandro Murmura, restauratore - Stamattina, invece che ricevere telefonate dai clienti, ho dovuto tranquillizzare gli amici che mi chiamavano per sapere se andava tutto bene. Quanto succede non fa bene né al quartiere né ai suoi abitanti, Sampierdarena è ormai stigmatizzata, e non bisognerebbe farne una questione di orientamento politico. La criminalità è criminalità e va trattata come tale, la politica non dovrebbe mescolarsi a questione di ordine pubblico. Di certo il fatto che continuino a consentire l’apertura di questi finti circoli culturali non aiuta, dovrebbero intervenire sempre, non soltanto quando succede qualcosa di eclatante».

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