menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay

La violenza contro le donne corre anche online: dal revenge porn al furto d'identità, quando la foto diventa un'arma

Il 25 novembre è la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne. Che oggi non affrontano soltanto quella tra le mura di casa, ma anche quella che corre in rete

Un “problema di salute di proporzioni globali enormi”: così l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito la violenza contro le donne, un abuso fisico e sessuale che colpisce secondo le stime oltre il 35% delle donne al mondo e alla cui lotta è stata dedicata una giornata di sensibilizzazione internazionale, il 25 novembre.

Alla vigilia di una giornata così importante, è inevitabile una riflessione sul periodo storico in cui le donne si trovano a vivere. In un’epoca estremamente digitalizzata come la nostra, e in un periodo in cui la stragrande maggioranza delle interazioni passa per smartphone e computer, la violenza non esplode soltanto tra le mura di casa, ma anche nel mondo virtuale. E nuovi reati come il revenge porn, la diffusione di materiale privato e il furto d’identità hanno subito un’escalation. La cronaca restituisce, d’altronde, testimonianze: dal 2016, anno in cui Tiziana Cantone si tolse la vita per la diffusione di video personali accendendo un faro su questa tipologia di reati, la legge ha fatto lenti passi avanti, e nel 2019 è stata approvata una legge che disciplina il reato di “diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti”. Il revenge porn appunto.

Revenge porn, cos'è e quando si verifica

L’ultimo episodio di questo genere, balzato alle cronache nazionali, è quello dell’insegnante di Torino licenziata dopo che l’ex compagno ha diffuso alcune immagini risalenti al periodo della loro relazione: oltre che con la violazione della privacy e la sofferenza, la donna ha dovuto fare i conti con il licenziamento, arrivato dopo che la madre di uno dei suoi alunni ha portato le immagini alla dirigenza scolastica chiedendo provvedimenti. 

«In questi casi foto e video diventano armi, è come se chi li diffonde avesse una pistola in mano - riflette Chiara Panero, operatrice del centro Per non subire violenza di via Cairoli - È sempre un uomo maltrattante, abusante, che non ci sta a essere mollato e che si vuole vendicare umiliando la donna e provando anche a distruggerne la fiducia in se stessa, visto che molte donne pensano di avere la reputazione rovinata e si preoccupano dell’idea che la società avrà di loro».

«Nel periodo di lockdown abbiamo toccato con mano i nuovi reati introdotti dal cosiddetto “codice rosso”, e il revenge porn è uno di questi - prosegue Panero - Abbiamo anche avuto ragazze che si sono rivolte al centro perché si sono ritrovate le loro foto su siti pornografici, con commenti annessi e a loro insaputa. Magari perché l’avevano inviate a persone di cui si fidavano, o addirittura perché sono state rubate dai social e sfruttate. A livello psicologico è una cosa devastante, e voglio ribadire una cosa fondamentale: non bisogna vergognarsi, anche perché sono cose che non si scoprono subito, non sempre ci si rende conto nell’immediato che la nostra immagine è andata in mano a persone sbagliate».

Revenge Porn, cosa dice la legge

Al centro Per non subire violenza c’è una figura di riferimento per questa tipologia di reati: Maria Borra, avvocatessa penalista, si sta specializzando proprio in revenge porn, ed è lei che si occupa di seguire le vittime, collaborando con la polizia Postale. La prima indicazione che dà Borra - e chi si occupa di queste situazioni - è di recuperare le prove. Screenshot, link, chat, qualsiasi cosa dimostri che il materiale privato e sensibile è stato diffuso. Più le prove si accumulano, più l’impianto accusatorio è potente, più è facile arrivare a un processo. 

«Il dossier, ovviamente riservato, viene consegnato alla polizia Postale per formalizzare la querela - conferma Panero - poi è sempre la nostra avvocatessa a seguire le donne nel percorso in vista di un processo».

L’utilizzo massiccio della rete per conoscersi e comunicare rende questi reati sempre più attuali: «Sicuramente i rapporti di conoscenza tra i giovani sono completamente cambiati - riflette Panero - E anche i modi di abusare, magari rubando immagini personali dai profili social, oppure sfruttando immagini inviate all’interno della dimensione di coppia e intimità. È bene ricordare, però, che il reato non si prefigura soltanto per chi diffonde per primo le immagini, ma per chiunque le diffonda. E non è impossibile risalire a chi lo fa, anzi: la polizia Postale è abilissima a risalire ai codici identificativi dei dispositivi».

Cosa fare se si è vittime di revenge porn

Che fare, dunque, se ci si ritrova in una situazione di questo genere? «Chiamate il centro, dite che cosa vi è successo, dopo un primo colloquio con un’operatrice entra in gioco l’avvocato che aiuta a raccogliere le prove per consegnarle alla Postale. Ma soprattutto: non vergognatevi, non pensate di essere le uniche, e non pensare di essere sole, perché noi ci siamo sempre».

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Coronavirus

Coronavirus, Bassetti: «È iniziata terza ondata, temo farà male»

Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

GenovaToday è in caricamento