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Genova, 4 mila posti di lavoro persi solo nel 2013

In provincia di Genova un genovese su quattro è a rischio povertà, otto mila i posti di lavoro persi in Liguria nei primi sei mesi del 2013 a causa della crisi, di cui quattro mila solo a Genova. È il dato allarmante rilevato dalla Cgil

In provincia di Genova un genovese su quattro è a rischio povertà, otto mila i posti di lavoro persi in Liguria nei primi sei mesi del 2013 a causa della crisi, di cui quattro mila solo a Genova. Sono alcuni dei dati più allarmanti emersi dal rapporto Genova e la crisi: 2008 – 2013 presentato oggi in Camera del Lavoro.

Il rapporto analizza in profondità gli effetti della crisi che investe i genovesi, ma non solo: per la prima volta il report registra una contrazione nelle presenze degli immigrati stranieri residenti che nel 2012 'perdono' 7 mila unità rispetto all’anno precedente. I posti di lavoro persi in Liguria dal 2008 al 2012 a causa della crisi economica sono stati 19 mila, di cui 9 mila a Genova.

Dall’inizio della crisi (2008) la provincia di Genova ha bruciato un miliardo di euro dei 22 che compongono il valore complessivo della ricchezza del capoluogo, confermando la pesante recessione ancora in atto, anche se come afferma Bruno Spagnoletti «Genova nel lungo ciclo della crisi si è dimostrata più reattiva delle altre Province liguri per la positiva peculiarità delle sue filiere produttive industriali che meglio hanno saputo competere sui mercati internazionali».

Ma la crisi c’è e determina nuove diseguaglianze sociali provocando l’aumento delle aree di povertà con oltre 200 mila persone a rischio indigenza. Circa la metà di queste (103 mila) vivono in famiglie che non superano i 950 euro mensili, 60 mila sono in una situazione di grave deprivazione materiale (non riescono a pagare affitti, mutui o spese mediche), 42 risultano senza alcun reddito.

Si tratta di un vero e proprio allarme sociale che mal si sposa con la timida ripresa prevista per il 2014 che, alla luce dei dati economici, appare molto teorica. L’allarme sui settori economici arriva dal turismo che nell’anno passato ha subito una contrazione del 5 per cento e che rischia performance ancora più negative nell’anno in corso.

Anche sul fronte portuale il report evidenzia luci e ombre: a fronte di una buona tenuta nelle merci (record di 2 milioni di TEU nel 2012), si assiste a una negativo andamento del traffico passeggeri e a un vero e proprio collasso nei traghetti con -14.7 per cento.

Come spiega Spagnoletti autore del report e responsabile dell’Ufficio economico Cgil Liguria, le ripercussioni sull’occupazione sono pesanti e il tasso di disoccupazione va ben oltre quello ufficiale del 7.76 per cento. «Elaborando i dati degli Osservatori Provinciali sui Servizi per l’Impiego e sommando alle persone in cerca di occupazione i neet (not education employment training) ossia i giovani che non studiano e non lavorano, gli scoraggiati e i lavoratori con ammortizzatori sociali senza possibilità di ritorno al precedente lavoro, i disoccupati risultano essere 61 mila con un tasso di disoccupazione reale del 14 per cento».

Infine il report si sofferma sugli ammortizzatori sociali: nel 2012 sono stati circa 8 mila i lavoratori che ne hanno usufruito, mentre nei primi 5 mesi del 2013, si assiste all’amara novità sulla deroga che a causa della contrazione dei contributi nazionali ha già subito una contrazione del 41.7 per cento.

Per Ivano Bosco segretario Generale Camera del Lavoro Metropolitana di Genova «non c’è più tempo da perdere per mettere in moto tutta una serie di condizioni cha abbiano come obiettivo, prima di tutto, la creazione di posti di lavoro. Vanno naturalmente trovate immediatamente le risorse per rifinanziare gli ammortizzatori in deroga per almeno tutto il 2013, vera e propria emergenza economica che rischia di tradursi quanto prima in emergenza sociale. Ma il tutto non può prescindere da una politica nazionale e locale che rimetta il lavoro al centro dell’agenda politica – e conclude – la città ha delle vere e proprie eccellenze (logistica, portualità, industria, cultura, turismo) e potenzialità (Erzelli, infrastrutture) che vanno sfruttate e possono contribuire al rilancio».

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