rotate-mobile
Cronaca

«Volevo farla finita e portarla con me»: il padre della ragazzina accoltellata confessa

A 48 ore dall'arrivo della piccola in ospedale in gravi condizioni, il 42enne di origini ecuadoriane ha ammesso di averla colpita lui stesso: «Sono sommerso di debiti, volevo uccidermi»

«Volevo farla finita, sono sommerso dai debiti, e per un attimo ho pensato di portarla con me»: dopo un lungo interrogatorio davanti al pm, è infine arrivata la confessione dell’uomo di 42 anni che domenica ha portato la figlia di 12 anni all’ospedale Gaslini con diverse coltellate tra cui una, la più grave e profonda, all’addome. 

L’uomo, un operaio residente a Chiavari, ha ammesso di essere stato lui stesso a colpire la ragazzina, smentendo la prima versione secondo cui ad accoltellarla sarebbe stato un nordafricano incontrato in via Teglia, a Rivarolo, e confermando invece lo scenario che gli investigatori della Squadra Mobile del dirigente Marco Calì avevano iniziato a tratteggiare sin dalle prime battute delle indagini.

Troppe incongruenze nel racconto, dall’assenza di sangue sul luogo indicato come teatro dell’aggressione («E' stato uno sconosciuto, abbiamo iniziato a litigare e lui ha estratto il coltello, mia figlia si è messa in mezzo ed è rimasta ferita», aveva detto agli investigatori) alla scelta di non chiamare un’ambulanza, ma di portare la 12enne in ospedale soltanto dopo qualche ora, conscio che la ferita era troppo grave per non rivolgersi ai medici.

Nel corso dell’odierno interrogatorio in carcere, dove è detenuto da ieri mattina in isolamento, il 42enne alla fine è crollato: al pm Marcello Maresca ha raccontato di essere oppresso dai debiti e incalzato dagli strozzini, e di avere avuto timore per i familiari, la compagna e gli altri figli, residenti in Ecuador. Da lì la decisione di uccidersi, e di portare con sé la figlia, «per evitare di lasciarla sola». Una confessione arrivata a 48 ore dal momento in cui l’ha portata in braccio, sanguinante e in gravi condizioni, all’ospedale pediatrico Gaslini, dove i medici, dopo averla operata d’urgenza, hanno subito chiamato la polizia.

L’accoltellamento sarebbe dunque avvenuto tra le mura dell’appartamento di Chiavari in cui il 42enne, che ha precedenti per violenza domestica, vive con la figlia e la madre. Proprio la posizione della nonna della ragazzina sarebbe al vaglio degli inquirenti: ancora non è chiaro se la donna abbia assistito o meno ai fatti, ma pare certo che fosse a conoscenza di quanto accaduto, soprattutto alla luce del ritrovamento in casa di un sacchetto di vestiti insanguinati che avrebbe provato a nascondere all’arrivo degli agenti, lunedì mattina, per la perquisizione.

Le accuse, a seconda del suo coinvolgimento, potrebbero andare dal favoreggiamento all’omissione di soccorso. Ma il caso, in assenza di altri colpi di scena, sembra ormai chiuso: gli ultimi punti oscuri dovrebbero venire chiarire domani, nel corso dell’interrogatorio di garanzia davanti al gip, quando verrà formalizzata l'accusa di tentato omicidio.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

«Volevo farla finita e portarla con me»: il padre della ragazzina accoltellata confessa

GenovaToday è in caricamento