Cronaca

Raffaella Paita dopo l'interrogatorio: «Ho chiarito tutto, sono serena»

La candidata del Pd alla presidenza della Liguria, accusata di disastro colposo e omicidio colposo nell'ambito dell'inchiesta sull'alluvione dell'ottobre 2014, ha sostenuto l'interrogatorio davanti ai pm

Si sente «sicura», Raffaella Paita, di avere chiarito la sua posizione davanti ai magistrati che pochi giorni fa l’avevano iscritta nel registro degli indagati con l’accusa di disastro colposo e omicidio colposo nell’ambito dell’inchiesta sull’alluvione dello scorso 9 ottobre.

Convocata nel primo pomeriggio di ieri in un'aula del palazzo di giustizia, la candidata del Pd alle prossime elezioni regionali ha ribadito, norme alla mano, che c’è «un discrimine tra politica e tecnica; io venivo accusata di non aver emanato l’allerta, ma penso di avere chiarito che l’allerta è un compito che non spetta alla politica, lo dice chiaro anche lo statuto della Regione, che prevede l’assegnazione della funzione agli organi tecnici». Sul fatto che sia stato giusto o meno dare l’allerta, «non entro nel merito: è un giudizio che non spetta a me, ma ritengo di non aver avuto alcuna possibilità di intervenire. Un assessore non può addentrarsi in materie di natura tecnica, io sostengo la distinzione dei poteri e delle funzioni. Continuo comunque ad avere fiducia nel lavoro della magistratura», ha concluso, rivelando l’intenzione di aprire «un caso, perché non si è mai visto in italia un assessore accusato di non avere dato un’allerta».

Tranquilla, dunque, come aveva detto di essere poco prima di prendere posto davanti ai pm Patrizia Ciccarese e Gabriella Dotto, cui ha presentato tutta la documentazione normativa «molto chiara» a sostegno della sua difesa: «Sono serena, risponderò a tutte le domande, sono ansiosa di dare tutte le risposte».

Il compito di dare l’allerta, ha sottolineato Paita, toccava dunque ai funzionari tecnici, in particolare a Gabriella Minervini (anche lei indagata nell'ambito della stessa inchiesta), ai tempi dell’alluvione dirigente della Protezione civile, il cui interrogatorio, fissato per lo scorso lunedì, è slittato a data da destinarsi: «Avrà modo di chiarire la sua posizione», ha detto in proposito Paita, che ha parlato anche di «contraddittorietà» dei bollettini meteorologici emanati nel corso di quella tragica giornata.

Lasciato alle spalle l’interrogatorio, l’attenzione e le energie della candidata del Pd sono tutte rivolte all’imminente sfida delle Regionali: a contendersi la poltrona di governatore della Liguria, oltre a lei, ci sono anche il "civatiano" Luca Pastorino, la grillina Alice Salvatore, il “solista” Enrico Musso, sostenuto da Liguria Libera, e Giovanni Toti, candidato di Forza Italia sostenuto anche dalla Lega Nord. Proprio al forzista, assente a entrambi i confronti tra candidati organizzati nei giorni scorsi, Paita ha sferrato un nuovo attacco, spiegando via Facebook che «per l'ennesima volta Giovanni Toti non si è presentato a un confronto pubblico, peraltro su un tema delicatissimo come le politiche di contrasto alle dipendenze patologiche (andato in scena lo scorso 20 aprile, ndr)», e sottolineando che «mancano quaranta giorni alle elezioni. Mi auguro che Giovanni Toti decida di confrontarsi con me sulle proposte concrete per il futuro prima del 31 maggio, altrimenti i cittadini liguri saranno autorizzati a pensare che il candidato non sa cosa fare».

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