Frana a Quezzi, il Comune promette: «Lavori al via entro luglio»

Interrogazione in consiglio Comunale sulla messa in sicurezza del palazzo di via Portazza interessato da un cedimento nel novembre 2016: l'assessore all'Urbanistica ha assicurato che le operazioni inizieranno a prescindere dalla disponibilità dei residenti

I lavori per la messa in sicurezza della frana di via Portazza, a Quezzi, verranno affidati entro l’estate: è la promessa dell’assessore comunale all’Urbanistica, Simonetta Cenci, che ha confermato in consiglio Comunale che l’appalto verrà assegnato entro massimo 4 mesi dall’incontro fissato con la Regione il 4 aprile proprio per discutere di una situazione che si trascina dal novembre 2016.

«La decisione è di lavorare in danno con accordo quadro - ha confermato Cenci - Abbiamo fissato l’incontro in Regione per individuare il modo migliore in cui intervenire. Il primo step sarà passare attraverso il Tribunale delle Acque, dopodiché affideremo l’appalto di progettazione, visto che a oggi esiste soltanto un appalto esecutivo. Per l’appalto ci vorranno circa 3-4 mesi al massimo a partire da 4 aprile».

La scorsa settimana  era stata indetta una commissione consiliare proprio sulla messa in sicurezza del civico 65 di via Portazza, in cui erano stati ascoltati anche i residenti. Il problema di Quezzi è lo stesso che accomuna diverse strade di San Fruttuoso, tra cui anche via Berno, la strada in cui è morto l’88enne Edilio Quinto, precipitato in una voragine transennata che si era aperta sempre nel 2016: si tratta di strade private a utilizzo pubblico su cui vige un contenzioso tra residenti e Comune per il pagamento dei lavori di messa in sicurezza, elemento che rallenta fortemente i lavori.

La perizia effettuata sullo stabile di via Portazza non ha evidenziato rischi strutturali che potrebbero giustificare un intervento di urgenza da parte del Comune, che dovrebbe poi rifarsi dei costi (circa 130mila euro) sulle amministrazioni condominiali. Cenci, però, ha confermato l’intenzione di procedere in danno, e dunque d’urgenza, “bypassando” di fatto i residenti nel caso in cui la Regione non riuscisse a convincerli a intervenire.  

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