Punto d'ascolto Maddalena chiude, Silp Cgil non ci sta

Il sindacato di polizia denuncia la demagogia dell'amministrazione comunale di fronte al fallimento del progetto

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di GenovaToday

La chiusura del punto d’ascolto interforze della Maddalena (piazzetta dei Greci – Centro Storico di Genova) è l’ennesima dimostrazione di quanto il SILP CGIL sostiene da anni, ovvero che le politiche sociali sulla sicurezza non devono basarsi sulla demagogia mediatica ma su progetti concreti.

Riteniamo tardivo, da parte dell’Assessore comunale con delega alla sicurezza Scidone, il riconoscimento del fallimento del progetto. A tal proposito gli ricordiamo che ancor prima dell’inaugurazione (anno 2008), alla quale partecipò l’attuale Ministro dell’Interno Anna Cancellieri (allora Prefetto di Genova), il SILP CGIL aveva espresso forti perplessità in merito all’utilità operativa di quel punto d’ascolto, che in quell’occasione fu definito come uno strumento fondamentale per la sicurezza dei cittadini del Centro storico di Genova.

La realtà delle cose ci ha dato ragione. Questo fallimento (che qualcuno sta tentando di scaricare su altre gestioni) non deve essere visto come il classico fulmine a ciel sereno perché si tratta dell’inevitabile risultato di un modello di approccio alle politiche sulla sicurezza sbagliato.

Da tempo denunciamo che l’importanza sociale dei “Patti per la Sicurezza” a Genova è stato stravolto ma nessuno sembra intenzionato a raccogliere le nostre preoccupazioni, mentre si raccolgono i fallimenti. In occasione dell’apertura del “punto d’ascolto” come mai nessuno pensò al fatto (concreto) che la Polizia di Stato, i Carabinieri, la Guardia di Finanza e i Vigili Urbani NON avendo il personale da mettere in servizio all’interno dell’ufficio avrebbero OVVIAMENTE preferito adibire le poche risorse ad attività più operative?

Gli esempi di nuovi o futuri fallimenti passano continuamente sotto gli occhi dei cittadini “contribuenti” attraverso gli spot mediatici messi in campo da una parte della politica locale che, con l’esplicito supporto del sindacato autonomo (SAP), mettono in risalto il presunto successo di progetti sulla sicurezza che in realtà ben poco hanno a che vedere con le finalità sociali dei “Patti per la Sicurezza”, che com’è noto, dovrebbero prevedere una distribuzione di risorse economiche per un reale coordinamento tra le forze dell’ordine locali.

L’acquisto di qualche computer per la questura, la promessa di motorini, la donazione di due macchinine elettriche per la sicurezza del Centro Storico (a tal proposito ricordiamo che vista la loro inadeguatezza e inutilità stiamo raccogliendo le firme degli operatori Polstato genovesi per chiederne al Questore la restituzione al Comune di Genova), hanno il sapore di propaganda pre-elettorale.

L’ultima promessa fatta dall’Assessore Scidone ai poliziotti ed ai cittadini genovesi è quella d’integrare il deficitario parco automezzi della Questura di Genova con due fiammanti Moto nuove per il servizio nel Centro Storico. E la promessa è stata ufficializzata alla presenza di quel sindacato al quale appartiene ancora adesso l’onorevole Paladini e l’Assessore Anzalone (entrambi IDV) e guarda caso le moto dovrebbero arrivare. Quando? A giugno 2012, subito dopo le elezioni amministrative.

Lo abbiamo detto in tempi non sospetti: “Giù le mani dalla professionalità della Polizia di Stato a Genova. Gli operatori delle forze dell’ordine non devono e non vogliono essere utilizzati per aumentare il consenso politico di un qualsiasi schieramento politico”. Il Sindacato deve offrire un supporto tecnico alla politica, attraverso le politiche sindacali, a sostegno del ruolo sociale e democratico delle forze dell’ordine, all’interno di una città importante come Genova.

Il Sindacato deve rivendicare il rispetto delle competenze istituzionali ad ogni livello. Ognuno deve poter svolgere il proprio ruolo ed essere ascoltato. Ricordiamo che l’allora Questore Presenti definì inutile per la prevenzione l’apertura del presidio interforze della Maddalena: nessuno l’ascoltò.

Quindi, occorre far tesoro di questa esperienza fallimentare e cambiare “modello” per le politiche della sicurezza locali, puntando prima di tutto su progetti condivisi ed efficaci, con il coinvolgimento delle istituzioni e le parti sociali, mettendo da parte il più possibile la demagogia.

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