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Lunedì, 15 Aprile 2024
Cronaca Centro / Piazza Giacomo Matteotti

VIDEO | Blitz alla mostra di Artemisia Gentileschi, impronte rosse "come il sangue delle donne stuprate"

Gli attivisti del movimento "Bruciamo tutto" sono entrati nella sala in cui sono stati esposti i quadri di Agostino Tassi, che stuprò Artemisia Gentileschi, li hanno oscurati e hanno lasciato impronte rosse sui pannelli

Non si fermano le polemiche sulla mostra di Artemisia Gentileschi a Palazzo Ducale. Oggi, venerdì 29 marzo, in tarda mattinata, alcuni attivisti del movimento "Bruciamo tutto" sono entrati nella sala che ospita tre quadri di Agostino Tassi (il pittore che stuprò Gentileschi), li hanno coperti e hanno versato vernice rossa per terra, dipingendosi anche le mani per lasciare impronte su targhe e pannelli esplicativi. Il gesto è una protesta chiara, ma vuole anche lanciare una proposta, quella del "reddito di liberazione" per le vittime di violenza che permetta autonomia e libertà. 

Durante il blitz, in cui pare i quadri non siano stati danneggiati (ma saranno sottoposti a ulteriori controlli nei prossimi giorni), un'attivista ha anche scritto con un pennarello nero su una parete il nome di Joy Omoragbon, l'ultima vittima di femminicidio in Italia.

La mostra è stata temporaneamente sospesa e i visitatori sono stati fatti uscire per effettuare i rilevi del caso e verificare i danni. Sul posto sono intervenuti i carabinieri e la polizia, che hanno trascinato via di peso gli autori del blitz, per poi identificarli. L'esposizione è stata poi riaperta alle 17 e sarà visitabile fino al 1 aprile con i consueti orari.

Gli attivisti: "Spettacolarizzare lo stupro non è denuncia"

"La spettacolarizzazione dello stupro - spiegano gli attivisti - non è denuncia. Oggi siamo a Genova per svolgere un'azione di disobbedienza civile non violenta contro la cultura dello stupro". Il movimento "Bruciamo tutto" nasce dopo il femminicidio di Giulia Cecchettin (e il nome con tutta probabilità prende spunto dalla frase di Elena Cecchettin, sorella di Giulia, che disse: "Per Giulia bruciate tutto"). 

Tre attivisti hanno oscurato i quadri raffiguranti Tassi: "Riteniamo inammissibile che lo stupratore sia stato affiancato alle opere d'arte della vittima stessa, così come sia stata creata una 'sala dello stupro'".

Il colore della vernice (rossa) usata per imbrattare i pannelli e il pavimento non è stato scelto a caso: "Abbiamo lasciato impronte rosse come il sangue di tutte quelle donne che, come Artemisia, sono state stuprate, uccise, oppresse dal sistema patriarcale". E ancora, come gli attivisti hanno ricordato davanti al pubblico esterrefatto: "In Italia ogni tre giorni una donna viene uccisa, ieri l'ennesimo caso di femminicidio. Non possiamo rimanere indifferenti".

Costa: "A molti visitatori è stato negato il diritto di vedere la mostra"

"Non posso che condannare il gesto di cui si sono resi protagonisti questi ragazzi – dichiara il presidente di Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, Beppe Costa – Naturalmente non sono contrario all’espressione delle proprie opinioni, ma ritengo che vada fatto tenendo conto anche della libertà degli altri. E oggi c’erano moltissimi visitatori a cui è stato negato il diritto di vedere la mostra. Ringrazio polizia e carabinieri per l’intervento e per la celerità dei rilievi condotti. E ringrazio anche il personale di Palazzo Ducale e della società Arthemisia che hanno consentito di riaprire l’esposizione già nel pomeriggio".

Toti: "La violenza non si combatte con gesti violenti"

“Solidarietà a Palazzo Ducale, dove questa mattina le attiviste del movimento il cui nome è tutto un programma, 'Bruciamo tutto' hanno coperto con dei teli neri alcune opere all’interno della mostra di Artemisia Gentileschi e imbrattato pavimenti e pareti - è il commento del presidente della Regione Liguria Giovanni Toti -. Un modo di esprimere il dissenso che condanniamo fermamente perché l’arte non va mai censurata, anche se una mostra non piace. Non è con gesti violenti e incivili che si combatte violenza e inciviltà. E vale anche per la violenza di genere. Anzi, forse in particolare per la violenza di genere. Un’opera e il luogo che le ospita non sono un tiro a segno ma rappresentano il lavoro, i sacrifici e l’impegno di tante persone”. 

Le polemiche sulla mostra

È da tempo che l'allestimento della mostra di Artemisia Gentileschi è al centro di una bufera mediatica: le critiche erano partite da alcune studentesse dell'Università di Genova e da divulgatrici e professioniste dei beni culturali, poi si sono allargate ad associazioni, movimenti e altri lavoratori del mondo della cultura. Al centro delle polemiche, il modo in cui è stato raccontato lo stupro subito dall'artista e il merchandising della mostra: per molti, una spettacolarizzazione del dolore inopportuna.

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