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Cronaca

Processo Morandi, terminata la prima udienza: rinvio al 12 settembre

Misure straordinarie del tribunale per il gran numero dei coinvolti: 59 imputati, 600 parti civili. Il procuratore Pinto: “La giustizia sia rapida”

Sette luglio 2022. Anche questa data è destinata a rimanere nella storia: è iniziato il maxi processo per il crollo del Morandi, il viadotto collassato il 14 agosto 2018 causando 43 vittime. La prima udienza è terminata per le 11, con rinvio al 12 settembre. Il tribunale ha calendarizzato le udienze per un anno, dettaglio che ha acceso la speranza dei parenti delle vittime. Le macerie del ponte, intanto, saranno spostate a Trasta.

Tre erano le aule destinate al dibattimento, 59 le persone imputate, tra ex vertici e tecnici di Autostrade e Spea (la società che si occupava di manutenzioni e ispezioni), attuali ed ex dirigenti del ministero delle Infrastrutture e funzionari del Provveditorato. Questi i numeri dell'imponente processo nel tribunale di Genova.

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Questa mattina sono state presentate le richieste di costituzione di parti civili su cui i giudici decideranno a settembre. Il tribunale ha calendarizzato udienze fino al 19 luglio 2023. Le altre questioni che verranno affrontate dopo la pausa estiva riguarderanno la eventuale esclusione dei responsabili civili, cioè coloro che pagheranno in caso di condanna.

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"Il problema di fondo di questo processo sarà la possibilità di rispettare i parametri costituzionali della ragionevole durata. Io auspico che tutte le parti si possano comportare tenendo conto di questo parametro. Un parametro di garanzia sia per le vittime che per gli imputati. Senza un tempo ragionevole non ci sarà giustizia degna di questo nome".

Lo ha detto il procuratore Francesco Pinto alla vigilia dell'inizio del processo.

"Qualsiasi istanza dell'accusa - prosegue Pinto - delle difese e delle parti civili dovrà essere parametrata anche rispetto al criterio della ragionevole durata del processo nell'interesse delle stesse parti civili e degli imputati. Perché ci sarà troppa gente che altrimenti rimarrà sulla graticola e che potrebbe un domani essere anche assolta così come ci saranno tanti che hanno diritto a un risarcimento ma che lo potranno vedere dopo anni".

Per quanto riguarda la protesta dei giornalisti contro la decisione del presidente del collegio giudicante di concedere le riprese solo per dieci minuti alla prima udienza Pinto ha sottolineato come "non c'è alcuna lesione del diritto di cronaca".

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"Vi è differenza tra diritto di cronaca, garantito, e spettacolarizzazione. Il processo potrà essere seguito, non possiamo pensare a una giustizia chiusa dentro il palazzo. Però è anche vero che un processo di questo genere, con mille occhi puntati, rischia di essere completamente deformato dalla presenza costante di telecamere".

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