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Cronaca

Posta una foto di cannabis. Denunciata ma poi assolta

Nadia Principato era finita in tribunale per aver preso parte a una iniziativa di disobbedienza civile che prevedeva la coltivazione di una pianta di cannabis, postando le foto sui social

"Assolta perché il fatto non sussiste". È arrivata al termine l'avventura giudiziaria di Nadia Principato, attivista genovese a favore della cannabis, che era stata denunciata dopo aver condiviso sui social una foto di una piantina di canapa coltivata in casa.

All'uscita dal tribunale Nadia, che è stata assistita dall'avvocato Lorenzo Simonetti, canta vittoria e non risparmia critiche al sistema: "Intanto sono stati spesi soldi delle nostre tasche per l'impiego di sei agenti della polizia, tre della scientifica, due agenti della cinofila e due cani per due giorni, un giudice, un pm, la segretaria e la cancelleria per tre udienze".

La "disobbediente" sostiene poi che "la legge 309/90 è anacronistica perché prevede la coltivazione a scopo di spaccio con una pena dai 6 ai 20 anni di carcere quando la corte costituzionale nel 2020 ha sentenziato che non è reato la coltivazione semplice e l'Onu su raccomandazione dell'Oms, sempre nel 2020, la toglie dalla tabella delle sostanze pericolose".

Secondo Naida: "Una sostanza non può essere una medicina ed una droga contemporaneamente e i 28mila studi facilmente reperibili su Pubmed dicono chiaramente che la cannabis è una medicina. In Italia legale dal 2007 e dal 2015 prescrivibile per tutte le malattie di cui ci sia pubblicazione scientifica".

Eppure i medici di base non strappano ricette per la cannabis: "Ogni medico iscritto all'ordine potrebbe prescriverla ma non lo fa perché non la conosce - continua Nadia Principato - e a Medicina non viene neanche studiato il sistema endocannabinoide che ognuno di noi ha in ogni cellula. 

Una risorsa dunque per l'attivista genovese: "È l'unico vegetale al mondo che può nutrire con altissimi valori nutrizionali, vestire in modo naturale, fare carta, case...con un impatto ambientale infinite volte più basso delle lavorazioni ad oggi più usate".

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