Cronaca

Inizia il processo per il femminicidio di Alice Scagni, il fratello Alberto davanti alla Corte d'Assise

Sarà assistito dall'avvocato Mirko Bettoli, nominato d’ufficio. Due membri togati e i sei giudici popolari dovranno esaminare i fatti avvenuti il primo maggio di un anno fa quando Alberto Scagni uccise con oltre venti coltellate la sorella sotto casa a Quinto

È il giorno del processo Scagni. Il 42enne che il primo maggio dell'anno scorso uccise la sorella Alice sotto casa a Quinto con più di 20 coltellate, sarà portato questa mattina davanti alla Corte d'Assise presieduta dal giudice Cusatti. Dal oggi i due membri togati e i sei giudici popolari dovranno esaminare i fatti avvenuti quella sera davanti al palazzo in cui viveva la sorella 34enne. Alberto l’aveva attesa in strada e colpita con un coltello portato in una busta, poi era stato arrestato dagli investigatori della squadra mobile.

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L'uomo è accusato di omicidio aggravato, tra le altre cose, da crudeltà e premeditazione e sarà difeso dall'avvocato Mirko Bettoli, nominato d'ufficio, dopo che quattro precedenti legali hanno rifiutato il mandato per "divergenze insanabili con l'assistito". Sulla vicenda pesa infatti un acceso confronto tra le parti rispetto alla capacità di intendere e volere di Scagni. Il perito del giudice ha evidenziato una condizione di seminfermità mentale di Scagni, ma anche la sua capacità di affrontare un processo. Per il consulente della procura, invece, è pienamente capace di intendere e volere. Mentre l'esperto nominato dai genitori lo ha definito del tutto incapace di intendere e di volere.

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Intanto, prosegue l’indagine parallela nata dalla denuncia della famiglia Scagni contro la polizia e il servizio di Salute mentale, accusati di non aver ascoltato le richieste di aiuto dei parenti dopo le minacce di Alberto: due poliziotti della questura e un medico della Asl 3 sono accusati di omissione di atti d’ufficio, omessa denuncia e morte come conseguenza di altro reato.

Alla vigilia del processo per il femminicidio di Alice Scagni, sono emersi nuovi dettagli. Nei giorni prima del delitto, la madre telefonò per 66 volte alla Salute mentale chiedendo cure per il figlio. Richieste d'aiuto che per la donna non hanno portato a nulla, visto il delitto consumato quel primo maggio.

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