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Furti nella case incustodite, sgominata la gang che "segnava" le porte

I carabinieri hanno arrestato tre uomini di origine georgiana che avevano messo a punto un'ingegnosa tecnica per stabilire quali case prendere di mira e fuggire senza lasciare traccia

Organizzati e veloci, ma soprattutto esperti e perfettamente attrezzati: dopo oltre un mese di indagini fatte di controlli e appostamenti, i carabinieri del nucleo investigativo del Comando provinciale di Genova hanno arrestato la banda di topi d’appartamento che approfittava dell’assenza dei proprietari per entrare in azione e razziare le case dandosi alla fuga con il bottino senza lasciare traccia.

In manette, colti sul fatto appena usciti da un palazzo di via Taggia, nel quartiere genovese di Pra’, sono finiti tre uomini di origine georgiana di 24, 29 e 46 anni, uno dei quali (il 29enne) ricercato dopo essere evaso dai domiciliari lo scorso 13 febbraio. Il modus operandi della banda era ormai rodato: dopo qualche giorno di osservazione, si introducevano nel palazzo e sfruttavano alcune striscioline di plastica trasparente ritagliate appositamente per segnare le porte degli appartamenti incustoditi. Per essere certi che i proprietari non fossero fuori soltanto per il weekend, ma per un’intera settimana o più, posizionavano le fascette lungo il battente della porta e poi tornavano a controllarle in orario di lavoro: se la fascetta non c’era più, o era piegata, la porta era stata aperta da qualcuno, e il furto non era sicuro. In caso contrario entravano in azione durante la notte, come hanno fatto in quella tra sabato e domenica, quando hanno preso di mira uno dei 40 appartamenti di un pazzo di via Taggia, i cui proprietari erano in vacanza in Sardegna.

I militari, che li seguivano ormai da tempo tenendo d’occhio le auto su cui si muovevano, li hanno intercettati fuori dal portone intorno alle 2 di notte e fermati. Perquisiti, sono stati trovati in possesso di gioielli e altri oggetti preziosi per un valore di circa 4-5mila euro, oltre che di un kit di grimaldelli calamitati usati per forzare la serratura della porta blindata. Il passo successivo è stato quello di perquisire l’appartamento in cui i tre vivevano con le fidanzate (destinatarie anche di qualche “dono” prezioso), nel quartiere di San Martino: qui i carabinieri hanno trovato l’intero armamentario usato per mettere a segno i colpi, tra cui trapani, altri grimaldelli, lastre rigide con cui far scattare le serrature senza mandata e le graffette trasparenti, diventate il loro marchio di fabbrica.

Indagini più approfondite hanno permesso di ricondurre alla gang almeno una decina di furti messi a segno nei quartieri “bene” del capoluogo ligure, da Albaro a San Martino passando per Castelletto, tutti caratterizzati dalla fondamentale assenza di segni di scasso e di effrazione e dal fatto di essere stati commessi quando i proprietari erano assenti per un lungo periodo: «Eravamo sulle loro tracce da tempo, e il costante monitoraggio del territorio è stato fondamentale per catturarli - ha spiegato il maggiore Carmelo Rustico del nucleo Investigativo - In questo periodo più che mai è importante prevenire questi episodi, coltivando rapporti di buon vicinato in modo da far sì che ci sia sempre qualcuno che possa controllare l’appartamento e neutralizzare le tecniche sempre più raffinate che i ladri professionisti escogitano».

I tre ladri, uno dei quali era stato scarcerato soltanto il 4 luglio dopo avere scontato una condanna proprio per furto, sono stati arrestati e sono in attesa della convalida dell’arresto. Indagini sono in corso adesso per ricostruire tutti i colpi messi a segno, operazione resa più difficile dal fatto che da buoni "professionisti" privilegiavano oggetti di facile ricettazione come gioielli, monili e soprammobili evitando elettrodomestici difficili da trasportare e da piazzare.

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