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Oltre 27 tonnellate di tabacco nascoste in un container, maxi sequestro in porto

Guardia di Finanza e Agenzia delle Dogane hanno intercettato un carico proveniente dai paesi arabi e diretto in Libia, da dove sarebbe poi rientrato in Europa con piccole spedizioni. Arrestati anche tre corrieri

Oltre 27 tonnellate di tabacco da narghilè, accuratamente nascosto in un container proveniente dal porto di Djerba e diretto in Libia ufficialmente contrassegnato come contenente “sostanze alimentari”: questa la scoperta degli uomini della Guardia di Finanza e dell’Agenzia delle Dogane nel porto di Genova, un carico che avrebbe potuto fruttare ai trafficanti oltre 3 milioni di euro e che è stato sequestrato nell’ambito di un’operazione che ha portato alla luce un giro di contrabbando che attraversa tutto il Mediterraneo e ha come destinazione finale l’Europa.

Il carico è stato individuato durante una serie di controlli di routine effettuati nello scalo genovese: a insospettire le Fiamme Gialle l’arresto, lo scorso gennaio, di tre cittadini francesi di origini nordafricane (un altro è stato denunciato) che erano sbarcati da un traghetto proveniente dalla Tunisia con un’auto e due furgoni al cui interno erano stati nascosti oltre 350 chilogrammi di tabacco, occultati nel vano motore e in doppi fondi. Indagini più approfondite hanno consentito ai militari di accertare che i tre uomini, di 22, 26 e 33 anni, erano veri e propri corrieri che nei mesi precedenti avevano percorso la stessa tratta, molto probabilmente per rifornirsi e poi piazzare la merce sul mercato delle periferie di città francesi come Lione, Marsiglia e Nizza. Un traffico remunerativo, tenendo conto del fatto che un solo kg di tabacco da narghilè venduto regolarmente - e dunque tassato - frutterebbe circa 140 euro: con il contrabbando, il ricavo si aggirerebbe tra il 500 e il 600 % su una cifra di acquisto a sacchetto che si aggira intorno ai 20 euro.

Stando a quanto ricostruito dalla Guardia di Finanza e dall’Agenzia delle Dogane, il tabacco arrivava in Europa seguendo un giro complesso finalizzato a farne perdere le tracce: prodotto in India e nei paesi arabi, da lì veniva stoccato sulle navi e scaricato nel porto di Genova, da dove sarebbe poi ripartito alla volta della Libia e ridistribuito per rientrare poi in Europa attraverso piccole spedizioni a opera di corrieri come quelli arrestati qualche settimana fa al Terminal Traghetti e trasferiti nel carcere di Marassi. Indagini sono adesso in corso per risalire al mittente della spedizione del carico più ingente, ostacolate dalle difficoltà nelle relazioni con le autorità dei paesi di provenienza.

«Questa operazione, portata a termine anche grazie all’impiego di unità cinofile, dimostra ancora una volta la necessità di monitorare attentamente il porto di Genova, dove negli ultimi mesi sono stati effettuati diversi sequestri di carichi provenienti e diretti verso questi paesi - ha commentato il tenente colonnello Carmelo Cesario, comandante del secondo gruppo della Guardia di Finanza - Abbiamo già intercettato carichi provenienti dal Nordafrica contenenti anche armi, come taser e carabine, e negli ultimi tempo abbiamo intensificato i controlli effettuando un’analisi dei rischi locali insieme con l’Agenzia delle Dogane che è risultata determinante per fenomeni di questo tipo».

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