Morandi: dalle fasi dell'esplosione al "vademecum" per l'evacuazione, si avvicina il 28 giugno

Fervono i preparativi in cantiere in vista dell'esplosione delle pile 10 e 11 del troncone est. Sul lato ovest, intanto, prende forma la prima pila del nuovo ponte, la 9

Manca poco più di una settimana, e le pile 10 e 11 del ponte Morandi crolleranno su loro stesse in quella che è stata definita come una “esplosione controllata”: in questi giorni nel cantiere per la demolizione e la ricostruzione del viadotto fervono i lavori, non soltanto sul fronte della demolizione, appunto, con la predisposizione di tutto ciò che è necessario per sistemare l’esplosivo sui tronconi e smontare meccanicamente quanto resta della pila, 6 sul lato ovest, ma anche per quanto riguarda la nascita del nuovo ponte.

Nel cantiere lato ovest prende forma la prima pila del nuovo ponte

Nella parte ovest del cantiere, infatti, la prima pila del nuovo viadotto sta prendendo forma, come confermato anche dal sindaco-commissario Marco Bucci: si tratta della pila numero 9, e l’obiettivo è «rispettare il cronoprogramma lavorando ogni giorno con il massimo degli sforzi», fermo restando il fatto che il Ministero degli Interni ha stabilito che non sono consentite commistioni tra le lavorazioni ordinarie di cantiere e l’attività di caricamento degli esplosivi, attività che potrà iniziare solo al completamento delle lavorazioni preparatorie alla demolizione e che ha causato inevitabilmente un po’ di ritardo sulla tabella di marcia.

pila 9 morandi-2

Data ultima per l’inaugurazione del ponte, ha ribadito ancora una volta Bucci, aprile 2020. Per arrivarci, però, è indispensabile innanzitutto abbattere il troncone est, la parte più delicata dell’intera opera di demolizione. E la data ormai è stata fissata: venerdì 28 giugno, se non già il 27 nel caso in cui il famoso “super detonatore” digitale arrivi prima dalla Spagna (si presume arrivi a Genova il 24 giugno, giorno inizialmente indicato da Bucci come più probabile per l’esplosione).

I numeri dell'evacuazione: 3.170 persone fuori casa per 15 ore, 8 centri di accoglienza

Alla luce dei tempi sempre più ristretti, nel cantiere gli uomini dell’ati dei demolitori stanno lavorando senza sosta, mentre la Protezione Civile comunale ha già attivato una serie di misure in vista del giorno X per assistere la popolazione che verrà fatta evacuare, oltre 3100 residenti che dovranno lasciare le loro case perché rientrano nel raggio individuato come a rischio dalla struttura commissariale e dalla commissione esplosivi.

Nei giorni scorsi gli uomini del Comune e della Protezione Civile hanno svolto un servizio porta a porta ai civici interessati dall’evacuazione per capire le esigenze dei residenti, che verrano “smistati”, per chi accetterà l’assistenza del Comune, in 8 centri accoglienza istituiti sul territorio. 

Attivati inoltre i tre infopoint in via Cappello angolo via Fillak, via Pellegrini 11 (Campasso) e via Gaz presso l’Istituto Comprensivo Caffaro, attivi dalle 8 alle 19: i volontari della Protezione Civile sono a disposizione per rispondere a dubbi e domande e per raccogliere segnalazioni. via Cappello angolo via Fillak, via Pellegrini 11 (Campasso) e via Gaz c/o Istituto Comprensivo Caffaro dalle 8 alle 19.

Il vademecum per i residenti evacuati dalla zona dell'esplosione

Il piano di esplosione ed evacuazione è già stato approvato: verrà sgomberata interamente l’area in un raggio non inferiore a 300 metri dalla struttura in demolizione, e per tutta la durata delle attività di sparo è previsto il divieto assoluto di sosta e transito all’aperto delle persone per un raggio di ulteriori 100 metri, e cioè appunto 400 metri dalla struttura in demolizione. 

In questi 100 metri, la popolazione dovrà rimanere in luogo chiuso, lontano da finestre rivolte verso il ponte, che dovranno essere comunque chiuse anche con persiane o tapparelle, oppure allontanarsi per tutta la durata delle operazioni di demolizione. La zona resta a divieto di transito e stazionamento all’aperto dalle 9 alle 15.

Istituito inoltre il divieto di sorvolo, il traffico autostradale verrà bloccato in tutte le direzioni e anche le tratte ferroviarie Genova-Acqui e Genova-Busalla-Arquata Scrivia resteranno ferme per il tempo necessario a portare a termine l’operazione.

Le fasi delle esplosioni

Il progetto di abbattimento delle pile è articolato in tre fasi per la pila 10 e in quattro fasi per la pila 11. Il Mit, in vista del 28 giugno, ha diffuso un documento in cui illustra le 4 fasi delle esplosioni con le microcariche, operazione che durerà in totale 6 secondi, ma che costringerà i residenti della zona aa rimanere fuori casa dalle 7 del mattino alle 10 di sera per mitigare il più possibile il rischio rappresentato dalle polveri. Nel dettaglio, ecco le fasi da rispettare:

  • Fase 1: per la campata 11 prevede il taglio degli stralli mediante uso di cariche esplosive direzionali, che saranno utilizzate dal IX Reparto “Col Moschin” dell’Esercito.
  • Fase 2: comune a entrambe le pile, prevede l’elevazione di un muro d’acqua in quota. Attraverso una vasca che copre la lunghezza dell’intera campata, realizzata con i new jersey riciclati dal ponte, l’esplosione di cariche calibrate solleverà l’acqua ad un’altezza di circa 90 metri che, ridiscendendo sotto forma di pioggia intensa prima dell’attivazione della fase 3, contribuirà a  mitigare la diffusione di polveri al suolo.
  • Fase 3: abbattimento delle strutture portanti di entrambe le campate, ossia dei due pilastri che reggono gli stralli, alti circa 82 metri. È previsto l’impiego di cariche esplosive di tipo tradizionale. In meno di mezzo secondo verranno abbattuti gli appoggi e gli impalcati cominceranno a collassare frazionandosi in maniera composta prima dell’impatto al suolo. Per attutire la caduta il terreno sottostante è stato ricoperto di materiale inerte.
  • Fase 4: prevede, già durante l’esecuzione della fase 3, l’innalzamento di muri d’acqua alti circa 40 metri ai lati di entrambe le campate. Tali muri, attivati anch’essi da cariche esplosive, costituiranno un filtro laterale per gran parte delle polveri generate dalla caduta dei manufatti. I sistemi di mitigazione delle polveri opereranno in supporto ai metodi tradizionali.

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