Dai pasti alle navette sino alla mappa: come ci si prepara all'esplosione del Morandi

Stabilita la data, venerdì 28 giugno, si è messa in moto la macchina della Protezione Civile per organizzare la giornata. Ecco le informazioni utili

Tutti fuori casa a partire dalle 7 di mattina, rientro previsto alle 22, dopo una giornata che la maggior parte dei cittadini interessati ha intenzione di trascorrere lontano da quello scheletro di ponte che incombe ormai da mesi sulle loro teste, e lontano anche dalla “macchina” attivata dalla Protezione Civile per cercare di assisterli rendendo le ore meno pesanti. 

Il piano di demolizione e di evacuazione per l’esplosione delle pile 10 e 11 del Morandi è stato ormai approvato, la data scelta - venerdì 28 giugno, ha confermato Bucci, sempre che non si riesca ad anticipare al 27 nel caso in cui arrivi il famoso “super detonatore” dalla Spagna - e la Valpolcevera, Certosa in particolare, si prepara a uno dei momenti più importanti e delicati dopo la tragedia del 14 agosto 2018, in cui persero la vita 43 persone.

Il piano di evacuazione: ecco come si prepara il Comune

I dettagli del piano sono stati svelati martedì sera durante le due assemblee pubbliche che il sindaco-commissario Marco Bucci ha organizzato nel chiostro di San Bartolomeo della Certosa e al Centro Civico Buranello di Sampierdarena, due momenti molto partecipati dalla cittadinanza in cui non sono mancate tensioni, dovute principalmente all’esasperazione, all’ansia e ai timori: «Vi capisco - ha detto Bucci, dopo avere inizialmente perso la calma nel vedersi costantemente interrotto - anche io sarei arrabbiato se fossi nei vostri panni, anzi, forse ancora più arrabbiato. Ma la città ha la priorità in questo momento, e non possiamo permetterci di perdere un solo giorno di più». 

La mappa dell'area interessata dall'esplosione

mappa piano evacuazione demolizione ponte Morandi-2

In totale saranno oltre 3mila (3170, per la precisione) le persone che dovranno lasciare l’area di 300 metri di ampiezza individuata come quella da evacuare completamente. Un'altra area di 100 metri dovrà restare deserta dalle 8 alle 15, e in quest'area (quella comresa tra il cerchio azzurro e quello rosso) i residenti potranno scegliere se restare in casa, con le finestre chiuse, sino al segnale di cessata emergenza.

Da sabato 15 giugno fino a mercoledì 19, personale di Protezione Civile e Polizia locale bussa alle porte delle abitazioni della zona interessata dall’evacuazione per la compilazione di un questionario finalizzato al censimento delle esigenze della cittadinanza per quel giorno, e per fornire informazioni sui comportamenti da adottare. Sono state individuate alcune fasce (le donne in stato di gravidanza, gli over 75 e le persone affette da patologie o bisognose di assistenza specifica) che verranno accompagnate in alberghi o strutture sanitarie già dalla sera prima dell’esplosione. 

L'elenco dei civici coinvolti nell'evacuzione

Il consigliere comunale delegato alla Protezione Civile, Sergio Gambino, ha fornito (tra qualche contestazione) i dati legati alle procedure di evacuazione e assistenza alla popolazione: «L’area andrà abbandonata entro le 7, dalle 6 bus navette accompagneranno le persone negli 8 centri di accoglienza che abbiamo allestito e che hanno particolarità in base a cui verranno smistate le persone. Ogni nucleo familiare avrà assegnato il proprio centro nei giorni precedenti, e chi non raggiungerà i centri in autonomia potrà usare i due bus navetta di Amt, uno che partirà da via Fillak alta e uno da via Fillak bassa dalle 6 alle 7».

Demolizione ponte, a Certosa i cittadini regalano a Bucci una finta carica esplosiva

Nel raggio di 300 metri dall’esplosione dovranno essere rimosse anche le auto, e verrà allestito un parcheggio da Ikea: «Da lì un bus navetta accompagnerà chi ha parcheggiato al centro - ha spiegato Gambino - Tutti devono passare una giornata, verranno forniti pranzo e cena o con un ticket che darà diritto a un pasto nei ristoranti che aderiscono, oppure nei centri di accoglienza. Abbiamo organizzato attività ricreative per bambini e ragazzi, non è una gita, ma una giornata di sacrificio, e stiamo lavorando perché  il disagio sia il minore possibile».

A operazioni terminate, quando arriverà  l’ok per il rientro, a tutte le persone evacuate verrà inviato un sms di cessata emergenza, che significherà che possono tornare in casa: «Abbiamo anche pensato a un piano B - ha detto Gambino- l’ipotesi è molto remota, ma se alle 22 non si potrà rientrare in casa le famiglie con bambini sotto 3 anni andranno in alberghi già bloccati, per gli altri faremo un allestimento presso centri con brandine per passare la notte».

Incontro sulla demolizione del Morandi, Bucci tra contestazioni e dinamite di cartone. Video

Come crolleranno le pile

A illustrare come il troncone est verrà fatto esplodere in quella che è stata definita una “esplosione controllata”, ha pensato il colonnello Gianfranco Francescon, che con l’esercito presidia la zona del Morandi ormai da oltre 10 mesi: per lui, soltanto un religioso silenzio nel chiostro, e alla fine applausi misurati da parte dei presenti. 

«Ci assicureremo che la demolizione del ponte avvenga nella maniera più controllata possibile, in particolare mettere a disposizione le nostre competenze eccellenti, tra le migliori in circolazione, per il taglio degli stralli sulla pila 11 - ha spiegato Francescon - con una minima quantità di esplosivo sistemata in maniera particolare dai nostri professionisti, gli stralli verranno tranciati di netto. È stato autorizzato non più di pochi mesi fa l’utilizzo di detonatori elettronici che danno sfasamenti minimi della cariche all’interno del ponte, e l’obiettivo è tranciare di netto la parte di ponte lato autostrada, a quel punto si alzerà una colonna d’acqua, il ponte inizierà a collassare, altre cariche lo faranno cadere in maniera controllata per far adagiare 4500 tonnellate nella maniera più sicura e meno impattante possibile, dopodiché un’altra colonna d’acqua si innalzerà per circa 45 metri».

Esplosione ponte, l'appello di Bucci a Certosa: «Collaborate, per i vostri concittadini» | Video

L’intera operazione, ha chiarito Francescon, avverrà in frazioni di secondo, e tutta la procedura è già stata più volte testata nella cava dei Camaldoli. Sarà dunque l’acqua, principalmente, lo strumento con cui verrà tenuta sotto controllo la dispersione delle polveri, tra dighe, vasche e 6 nebulizzatori cui si aggiungono reti parapolveri. La conferma è arrivata anche da Massimo D’Angelo del Centro Antiamianto del Piemonte: «Sinora non abbiamo riscontrato fibre nell'aria. Il "rischio zero" non esiste, ma esiste un rischio trascurabile ed estremamente basso- ha detto tra qualche contestazione martedì sera - Abbiamo individuato la quantità di acqua che risulta necessaria per abbattere la presenza di polveri, e abbiamo previsto delle misure di interdizione dell’area dove e nel caso in cui il livello di fibre di amianto superi la soglia limite».

Il sindaco Marco Bucci: «Demolizione meccanica 4 volte più rischiosa dell’esplosivo»

L’ultimo a prendere la parola, dopo un inizio difficile, è stato il sindaco Bucci, che a chi contestava la decisione di far esplodere il troncone est ha chiarito che «non si può buttare giù il ponte con gru ed escavatori come fatto per la parte ovest, perché è 4 volte più rischioso dell’utilizzo dell’esplosivo. Io che rischio la galera, per una decisione che non supporta la salute dei cittadini, vi dico che abbiamo preso la decisione giusta, supportata dai numeri: l’esplosione».

«Ora dobbiamo portarla a termine nella maniera più sicura possibile, portando via oltre 3mila persone dall’area e poi riportandole all’interno - ha aggiunto Bucci rivolto alla platea -  una manovra difficile, costosa e che richiede la collaborazione di tutti. Abbiamo risolto il difficile e il costoso prendendo le persone più in gamba che ci sono al mondo e chiedendo soldi al governo, ma non possiamo fare una cosa del genere se 3100 persone non collaborano, e sono qui a chiedervi di collaborare: collaborando a questa impresa, aiutate la città a tornare a essre grande e aiutate i cittadini a riaprire i negozi in via Fillak e a tornare a popolare l’area».

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