La Polizia Locale a lezione dagli assistenti sociali per l'approccio ai senzatetto

Il Comune avvia in corso in collaborazione con gli operatori del gruppo Abele per insegnare ai vigili il modo migliore di entrare in primo contatto con i clochard e disinnescare reazioni intimorite o conflittuale

Dalla distanza fisica da rispettare quando ci si avvicina a una persona senza fissa dimora alle norme di comportamento da adottare nei casi di aggressività o alterazione per l’alcol, sia gestuali sia dal punto di vista del tono di voce: saranno gli assistenti sociali che quotidianamente operano per strada a insegnare agli agenti della polizia Locale il modo migliore per approcciare i clochard, fornendo loro un vademecum per facilitare l’interazione.

Il progetto, avviato dal Comune di Genova in collaborazione con il Gruppo Abele, associazione nata a Torino nel 1965 e fondata da don Luigi Ciotti, coinvolge 160 agenti, che nel corso delle lezioni verranno aiutati a interpretare le situazioni di vulnerabilità e marginalità e a individuare le migliori modalità per gestirle, disinnescando potenziali conflitti. Gli operatori del Gruppo Abele, che ha vinto una gara pubblica europea indetta dal Comune per la formazione in vari settori, dalla lotta al cyberbullismo al sostegno a chi vive una dipendenza da gioco, inizieranno il corso a fine febbraio e lo ripeteranno per quattro edizioni. Ogni edizione è articolata in dodici ore di lezione, divise in quattro incontri di tre ore, più una giornata conclusiva seminariale.

A ognuna delle quattro edizioni parteciperanno venti agenti di Polizia locale e venti operatori tra educatori e assistenti sociali. Alle lezioni teoriche saranno affiancate simulazioni in aula, che nasceranno anche dei racconti delle esperienze in strada che gli agenti vorranno condividere con i colleghi.

«Il reparto sicurezza urbana lavora spesso a contatto con persone che vivono un disagio sociale, che a volte è anche sanitario e psicologico - ha spiegato il comandante della Polizia locale Gianluca Giurato - Hanno spesso difficoltà relazionali, tanto più con persone in divisa. Al di là dei controlli di polizia, vogliamo migliorare le nostre possibilità di approccio, anche per non vanificare i tentativi di contatto fatti dalle associazioni del terzo settore, rispetto alle quali abbiamo finalità diverse, ma che possono convergere».

«Investiamo sulla professionalità già molto elevata dei nostri dipendenti - fanno sapere dall’assessorato alle Politiche socio-sanitarie - per fornire loro tutti gli strumenti per affrontare situazioni difficili. Un buon approccio può portare a offrire alle persone senzatetto le informazioni su tutti i servizi proposti dal Comune e dalle associazioni e può aiutarle ad orientarsi».

Il vademecum per la polizia Locale

Angela La Gioia, psicologa e psicoterapeuta del Gruppo Abele, spiega che il corso servirà «a sviluppare le competenze relazionali utili ad avere un approccio assertivo ma anche gentile. Prima di agire è molto importante saper ascoltare e osservare: il fare attento può prevenire episodi di aggressività». Per La Gioia gli operatori hanno già molte competenze, «ma bisogna superare la settorialità degli interventi». Anche per questo ai corsi di formazione parteciperanno come “studenti” gli agenti di polizia locale accanto agli operatori dei servizi sociali.

«Trovo lungimirante la scelta dell’amministrazione di investire sulle cosiddette soft skill. Agli operatori, che sono le antenne sul territorio, offriremo una palestra di approccio comunicativo: rifletteremo sulla distanza fisica, per capire che è giusto fermarsi se la persona dà segnali di disagio - aggiunge La Gioia - Un altro consiglio è di dare indicazioni pratiche, sull’orientamento ai servizi: spesso l’aggressività è generata dal non avere informazioni certe». E ancora: nel caso di persone in stato di alterazione da alcol «bisogna muoversi lentamente e non alzare i decibel. Inoltre bisogna tenere conto delle differenze culturali, sapere ad esempio che per alcune culture lo sguardo troppo diretto può essere offensivo».

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