Disastro Iplom, dopo la rottura della diga arrivano nuove navi, ma «la situazione è sotto controllo»

Nonostante la pioggia, che in mattinata ha eroso parte delle barriere in ghiaia costruite per arginare il greggio, il materiale finito in mare sarebbe una quantità minima

La pioggia, a poco più di un’ora dalla fine dell’allerta, sembra avere concesso una tregua e la situazione alla foce del Polcevera sarebbe «sotto controllo»: queste le dichiarazioni del comandante del Porto, l’ammiraglio Giovanni Pettorino, e del prefetto Fiamma Spena a margine del tavolo tecnico convocato in Prefettura per fare il punto sul disastro ambientale dovuto alla rottura di una tubatura dell’oleodotto Iplom, che ha riversato 600 metri cubi di greggio nei rio Pianego, nel rio Fegino e nel Polcevera.

Il maltempo che si è abbattuto sulla città ha causato in mattinata un ingrossamento del torrente e la conseguente rottura di una delle dighe in ghiaia predisposte dai tecnici che si occupano della messa in sicurezza per impedire che il petrolio si riversi ulteriormente in mare. Al momento una parte del prodotto, non in grandi quantitativi, è stato avvistato in mare aperto e si starebbe dirigendo verso Ponente, con le motovedette della Capitaneria che hanno avvistato al largo di Loano una chiazza di materiale raggrumato lunga circa 2 km e larga mezzo.

Gli sforzi, nelle ultime ore, sono stati raddoppiato, come ha spiegato il prefetto Spena, che ha chiarito che, per quanto riguarda la situazione a terra, non si registrano criticità sul rio Fegino e sul rio Pianego, dove non c’è acqua e si procede con la bonifica del terreno, mentre sul Polcevera l’ondata di acqua ha eroso una delle dighe e dove, per evitare che distruggesse anche le altre, sono state appositamente aperte delle brecce per favorire il deflusso. Gli operai stanno adesso lavorando alla ricostruzione delle dighe, mentre sono state potenziate le panne assorbenti, rimangono le barriere galleggianti che sino a ora sono riuscite a contenere la maggior parte di acqua mista a greggio e il natante che aspira il materiale sfuggito alle panne. In azione ci sono 49 mezzi di spurgo, 15 cisterne e 4 escavatori, mentre il lavoro prosegue per assorbire quanto più prodotto possibile.

Più delicata la situazione dal punto di vista del mare: come ha spiegato l’ammiraglio Pettorino, ai tre mezzi disinquinanti in funzione già da domenica sera se ne sono aggiunti altri tre alla foce del Polcevera. La dichiarazione dello stato di emergenza locale ha consentito di chiedere l’intervento di altri due mezzi di altura, in arrivo da Livorno e da Civitavecchia. Nel pomeriggio interverrà anche un aero della Guardia Costiera che consentirà di monitorare la situazione dall’alto, ma la situazione, a condizioni invariate, sarebbe “sotto controllo”, e la maggior parte del greggio sarebbe stata bloccata prima dell’arrivo in mare: «Aspettiamo l’arrivo del mezzo aereo per fare un’analisi più dettagliata delle chiazze avvistate in mare e programmare l’intervento mirato». In totale sarebbe 6 i mezzi costieri in azione, oltre all’elicottero e all’aereo attesi per il pomeriggio.

In queste ore intanto le istituzioni si stanno muovendo per monitorare di persona la situazione: il sindaco Marco Doria si è diretto a Fegino, mentre il governatore Giovanni Toti e l’assessore Giacomo Giampedrone, che ha stimato in 50 tonnellate il greggio finito in mare, sono andati alla foce del Polcevera. 


 

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