Disastro Iplom, la Capitaneria: «Chiazze in mare ridimensionate». Continua la bonifica

Dopo l'ondata di maltempo che sabato ha complicato la situazione, dall'ammiraglio Pettorino arrivano le rassicurazioni: «Emergenza finita a Savona, presto anche nel porto»

La situazione alla foce del Polcevera, ma soprattutto in mare, sarebbe «in miglioramento»: queste le parole dell’ammiraglio Giovanni Pettorino, comandante del Porto, al termine della ricognizione aerea effettuata ieri a bordo di un ATR42 della Guardia Costiera. Dopo la rottura degli argini artificiali installati sul Polcevera, causata dalla breve ondata di maltempo che ieri mattina ha causato l’ingrossamento del torrente, le operazioni di messa in sicurezza hanno avuto una brusca accelerata e l’ondata nera provocata dalla rottura della tubatura dell’oleodotto Iplom, avvenuta ormai una settimana fa, è stata in gran parte bloccata dalle panne assorbenti e dalle barriere galleggianti che hanno resistito impedendo che altro petrolio si riversasse in mare.

Lo situazione sarebbe dunque «sotto controllo», complice anche le rassicurazioni da parte dell’Agenzia europea per la Sicurezza Marittima, che ha confermato che le chiazze avvistate sarebbero per la maggior parte «di iridescenza a basso livello di allerta» che non dà luogo al cosiddetto “Oilspill warning”, lo stato di criticità dovuto allo sversamento grave di petrolio in mare. Rimane comunque la preoccupazione per le chiazze avvistate in mare aperto che nelle ultime ore si sono dirette verso il Ponente, sospinte dal vento e dalle correnti, tracce iridescenti avvistate al largo di Pegli, Finale, Loano e Albenga, ma complice il lavoro di aspirazione sarebbero «nettamente ridimensionate». In particolare, risulterebbero tre piccole chiazze al largo della costa tra Arenzano e Cogoleto delle dimensioni di 600 metri ciascuna, in gran parte sostanza iridescente alternata a materiale raggrumato su cui è intervenuto uno dei mezzi d’altura della Castalia, mentre altre tre chiazze sono state rilevate 8 miglia al largo di Savona e altre due a 4 miglia dalla costa di Imperia, ognuna della lunghezza di circa 2/3 miglia  e qualche decina di metri di larghezza. Nessun pericolo neppure per le spiagge di Savona e Albissola, dove la Capitaneria ha individuato alcune macchie di petrolio su cui Arpal ha già effettuato i campionamenti.

Le zone più a rischio e sotto “sorveglianza speciale” rimangono al momento quelle del ponente genovese e degli specchi d’acqua portuali, dove le chiazze sono alimentate dal Polcevera e dove sono in azione 50 mezzi autospurgo (nella foto di Aurelio Indelicato, gli operai al lavoro) e dove ieri sono state ripristinate le barriere e le dighe erose dal torrente ingrossato. La speranza, grazie anche al lavoro dei mezzi navali costieri e di altura, è che la situazione di emergenza venga risolta in tempi brevi: «Ho parlato questa mattina con l’ammiraglio Pettorino, l’emergenza è finita a Savona, presto finirà anche nel porto di Genova: la situazione volge al sereno», ha fatto sapere in mattinata il governatore Giovanni Toti, mentre ieri il sindaco Marco Doria ha incontrato i residenti di Fegino che l’hanno duramente contestato e cui ha presentato una relazione preparata dai tecnici della Città Metropolitana, secondo cui per completare le attività di Mise (messa in sicurezza d’emergenza) sia sul mare sia a terra, saranno necessarie ancora 6-8 settimane. Poi inizieranno le operazioni di bonifica a lungo termine: «Oggi dobbiamo affrontare l'emergenza e dobbiamo dare a tutti un'informazione piena e corretta su quanto si sta facendo. Lo abbiamo fatto oggi e continueremo a farlo», ha fatto sapere Doria. 

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