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Lunedì, 20 Maggio 2024
Cronaca

Peste suina e divieti, la Liguria scrive a Draghi: "Subito ristori adeguati"

Toti: " Fenomeno preoccupante che potrebbe incidere sulla nostra economia nei prossimi mesi e per questo ci siamo attivati col governo per evitare danni al nostro entroterra"

Regione Liguria ha scritto al governo chiedendo un tavolo di monitoraggio e ristori adeguati alle attività colpite dai provvedimenti presi per contrastare la peste suina africana. Per effetto dell'ordinanza firmata dai ministri della Salute Speranza e delle Politiche Agricole Patuanelli, infatti, sono state vietate per sei mesi in 36 comuni tra le province di Genova e Savona (qui l'elenco completo) diverse attività all'aperto che vanno dalla caccia (permessa solo quella di selezione) alla pesca, passando per raccolta di funghi e tartufi, trekking e mountain bike. Vietate anche le 'attività di interazione diretta o indiretta con i cinghiali infetti'. I divieti coinvolgono anche altri 78 comuni del Piemonte.

Peste suina, scattano i divieti: stop a trekking, raccolta funghi e mountain bike

Il presidente della Regione Giovanni Toti e il vicepresidente e assessore all’Agricoltura e alla Caccia Alessandro Piana hanno quindi scritto una lettera al presidente del Consiglio Mario Draghi e ai ministri competenti chiedendo di "attivare in tempi strettissimi un tavolo permanente di monitoraggio coinvolgendo anche le altre Regioni interessate per elaborare le prime stime dei mancati redditi derivanti dal blocco delle attività e predisporre tempestivi e opportuni sostegni per tutti i settori delle economie locali interessati dal provvedimento e investiti da questo grave fenomeno".

Peste suina, l'elenco dei comuni in 'zona rossa' e dei divieti

"La situazione della peste suina sta destando grande preoccupazione - afferma Toti - soprattutto alla luce di un grande mercato italiano di export della carne di maiale che vale 6 miliardi di euro. Ho parlato con il ministro Patuanelli e con il sottosegretario Costa e nei prossimi giorni con il sistema di Federparchi, di Anci e delle Camere di Commercio cercheremo di quantificare eventuali danni per chiedere al governo adeguati ristori. È chiaro che si tratta di un fenomeno preoccupante, che potrebbe incidere sulla nostra economia in modo particolare nei prossimi mesi e per questo ci siamo attivati col governo per evitare danni al nostro entroterra. Comprendiamo i disagi ma occorre grande responsabilità da parte di tutti".

“È fondamentale - aggiunge il vicepresidente Piana - sensibilizzare i Comuni dell’area interessata per garantire una corretta informazione alla popolazione. La stima è che nell’area ligure prevista dall’ordinanza, in cui ricadono 36 Comuni, ci sia una comunità di almeno 15-20mila cinghiali. Fortunatamente la Peste suina non è in alcun modo pericolosa per l’uomo o per altre specie animali ma l’uomo può essere inconsapevolmente il vettore principale di diffusione del virus attraverso scarponi o vestiti che sono il primo veicolo di contagio. Per questo che in caso di contatto accertato dalle autorità preposte sono messe in atto accurate misure di disinfezione e sanificazione".

Regione Liguria sta già studiando una serie di possibili interventi da attuare nelle prossime settimane: "La perimetrazione attuale della zona rossa - aggiunge Piana - è di natura precauzionale: non appena possibile avvieremo un attento monitoraggio delle zone interessate, partendo dal perimetro esterno e procedendo verso l’interno, coinvolgendo le forze dell’ordine, la protezione civile e anche i cacciatori per valutare, se non verranno trovate carcasse di cinghiali infette, una riduzione dell’area oggetto dei divieti e successivamente procedere con gli abbattimenti selettivi".

"È indispensabile che sia attivato quanto prima un meccanismo di ristori per tutte le attività ricettive che hanno sede nell’area interdetta - afferma l’assessore al Turismo Gianni Berrino - e che soprattutto in questo periodo, con l’allungarsi delle giornate e andando incontro alla primavera, vivono dei turisti che praticano attività outdoor come l’escursionismo o la mountain bike. Dobbiamo evitare in ogni modo che questo provvedimento determini danni irreparabili per i paesi del nostro entroterra, in una regione che, grazie al clima e ad un ambiente stretto tra le montagne e il mare, è caratterizzata da un turismo attrattivo tutto l’anno grazie proprio a questo genere di attività all’aria aperta".

"L’entroterra non è solo una risorsa da difendere - sottolinea l’assessore regionale allo Sviluppo economico Andrea Benveduti - ma anche un’opportunità di sviluppo sostenibile per la nostra regione. Il lockdown di sei mesi nei boschi, per limitare il diffondersi del virus suino, impatterà inevitabilmente sulla nostra economia, causando un contraccolpo finanziario pesante. Per questo è fondamentale che il governo intervenga tempestivamente per ristorare adeguatamente le attività coinvolte da tali disposizioni, già duramente colpite dagli effetti devastanti dell’emergenza pandemica. Sarebbe inammissibile - conclude - compensare un’ordinanza del genere con le scarse risorse viste in passato”.

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