Martedì, 21 Settembre 2021
Cronaca

Faida familiare sull'asse Genova-Milano: dal pestaggio agli arresti

Un giovane residente a Genova era stato aggredito da tre persone armate di tirapugni nel 2019: arrestati i mandanti, cugini della vittima

Due uomini di origine bosniaca sono finiti in carcere con l'accusa di rapina aggravata e lesioni personali nell'ambito di un'indagine su un violento pestaggio avvenuto a Genova nel dicembre del 2019. La Polizia di Stato, coordinata dalla Procura della Repubblica, ha dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip presso il Tribunale di Genova.

I due (cugini della vittima del pestaggio) sono considerati i mandanti di una violenta aggressione, materialmente commessa da soggetti rimasti ignoti, ai danni di un giovane titolare di un’attività commerciale che aveva avuto postumi piuttosto seri per le fratture al volto. Era stato ricoverato per circa quindici giorni ed era stato sottoposto a diversi interventi chirurgici. Ad aggredirlo, secondo quanto ricostruito dalle forze dell'ordine, erano stati tre uomini armati di tirapugni in metallo, incaricati da alcuni parenti (residenti a Milano) del giovane che volevano dare una lezione al cugino, residente invece a Genova. Gli esecutori materiali dell'agguato avevano attirato il ragazzo in una trappola: lo avevano infatti contattato facendogli credere di voler acquistare la merce in vendita e al termine della spedizione punitiva avevano sottratto alla vittima anche lo smartphone. 

Le indagini della Squadra Mobile sono subito andate alla ricerca del movente del feroce gesto. Infatti, la violenza adoperata sembrava superiore a quella necessaria a commettere una semplice rapina del telefono cellulare. In questo modo, scavando nella vita privata del giovane, nel corso delle lunghe verbalizzazioni di tutto il nucleo familiare, è emersa una sorta di faida familiare accesasi tra due rami della stessa famiglia i cui componenti si sono stabiliti in due diverse città italiane: una nel capoluogo ligure e l’altra in quello lombardo.

Le investigazioni degli uomini dell’Antirapina della Squadra Mobile di Genova hanno ricercato ogni traccia utile a risalire agli autori del fatto. Dalle immagini delle telecamere in via Milano sono riusciti a risalire al veicolo utilizzato dagli autori dell’aggressione. Tutto era stato pianificato al dettaglio in quanto l’autovettura non era di pronta riconducibilità a coloro che l’avevano in uso: era infatti intestata a un prestanome.

La puntuale e scrupolosa analisi delle caratteristiche del veicolo hanno permesso di isolare il modello, di cui si conosceva solo parzialmente la combinazione alfanumerica delle targa. In questo modo si è risaliti al vecchio proprietario del mezzo e quindi ai veri utilizzatori dell'autovettura che si nascondevano dietro il prestanome. Erano i cugini della vittima, che hanno fornito la macchina adoperata per raggiungere Genova agli energumeni incaricati di portare a termine la spedizione punitiva. I due erano animati da una forte rivalità in affari e mal sopportavano che il cugino avesse avviato la stessa attività commerciale sul suolo ligure, sottraendo in questo modo i clienti ai parenti che operavano su Milano.

I due cittadini di origine bosniaca ma con cittadinanza italiana sono stati rintracciati a Milano al termine di una capillare attività di ricerca condotta dalle Squadre Mobili di Genova e Milano; dopo l'arresto sono stati portati nel carcere di San Vittore.

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