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Bimbo obbligato a mangiare in mensa, i genitori presentano esposto ai carabinieri

La denuncia dalla Rete Commissioni Mensa: l'episodio in una scuola del centro storico, la madre ha subito riferito quanto accaduto

Portato in mensa nonostante che i genitori avessero espressamente comunicato di non averlo iscritto, e costretto a consumare il pasto fornito in refettorio invece di quello che aveva portato da casa: succede in una scuola del centro storico, a denunciarlo è la Rete Commissioni Mensa, l’associazione che riunisce molti genitori di bambini e ragazzi iscritti alle scuole cittadine impegnati nel ruolo di commissari esterni alle mense scolastiche.

La denuncia è comparsa giovedì sulla pagina Facebook della Rete: il nome della scuola non è esplicitato, i riferimenti al bambino sono - giustamente - censurati, ma il racconto è chiaro. Il piccolo non era iscritto a mensa, la famiglia lo aveva comunicato alla direzione scolastica insieme con l’intenzione di fargli portare il pasto da casa, ma sarebbe stato condotto lo stesso in mensa e «gli è stato spedito di consumare altro pasto», come riporta la Rete. I genitori non sarebbero stati avvertiti se non dal figlio stesso, una volta tornata a casa, e a quel punto la madre si sarebbe rivolta ai carabinieri che «dopo un lungo approfondimento hanno acconsentito a ricevere l’esposto».

In un altro caso, nel ponente genovese, un bambino che aveva con sé il pasto da casa è entro in mensa con i compagni e li ha guardati mangiare dopo avere a sua volta consumato il cibo portato da casa in classe «perché aveva finito il compito prima degli altri», almeno stando a quanto raccontato dallo stesso alunno alla madre.

Anno nuovo, stesse problematiche, dunque, almeno per quanto riguarda la controversa questione del pasto da casa, sdoganato con una sentenza della Cassazione eppure ancora contestato in parecchie scuole cittadine. La Rete Commissioni Mensa ha chiesto un incontro al Comune e al nuovo assessore alla Scuola, Barbara Grosso - che ha ereditato la delega dalla collega Fassio nel rimpasto di giunta - per chiedere di «non abbandonare famiglie e bambini alla mercé dei più disparati trattamenti da parte delle diverse scuole».

Oggetto del contendere, ovviamente, non è soltanto la possibilità di portare il pasto da casa e dove consumarlo, ma anche la decisione, da parte di alcuni dirigenti scolastici, di chiedere alle famiglie di portare il bambino a casa se non consuma il pasto in mensa. In alcuni casi, invece, le scuole hanno avanzato la proposta di assegnare a una cooperativa il compito di vigilare sui bambini che non mangiano in mensa e di addebitare il costo ai genitori, come accaduto alla Palli di Quarto, dove dopo il consiglio d’istituto il pasto da casa è stato “momentaneamente revocato”, sottolinea la Rete. 

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