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Park dell'Acquasola, tutti e 5 gli imputati condannati

Il giudice del tribunale del capoluogo ha accolto la tesi dell'accusa, secondo cui il taglio degli alberi nello storico parco era una violazione del codice, condannando gli imputati a 6 mesi di reclusione

Si conclude con una condanna a 6 mesi di reclusione il processo sulla realizzazione del silo per auto nel parco dell’Acquasola: il giudice ha accolto la richiesta presentata dal pubblico ministero, Francesco Albini Cardona, condannando tutti e 5 gli imputati e dando ragione all’accusa, secondo cui un bene protetto gli alberi del parco, distrutti per la costruzione del parcheggio, non potevano essere destinati a un uso “incompatibile con la loro conservazione”.

Da qui la decisione di fermare il cantiere e concedere il sequestro cautelativo dell’area, un’inchiesta che si è conclusa con la condanna di Maria Teresa Gambino, amministratore della società Sistema Parcheggi, di Giorgio Rossini e Maurizio Galletti, entrambi ex soprintendenti ai Beni culturali,  di Rita Pizzone, ex funzionaria della Soprintendenza, e di Giorgio Gatti, ex funzionario del Comune. Per tutti loro l’accusa era di violazione al codice dei beni ambientali e danneggiamento.

A costituirsi parti civili nel processo erano state Legambiente, Comitato Acquasola e Italia Nostra, i primi a scendere in campo per protestare contro il progetto e che oggi gioiscono per la vittoria definendola "storica": il giudice, decidendo per la condanna, ha di fatto dato ragione all’accusa confermando che il taglio degli alberi in un parco storico considerato monumento vivente è una vera e propria violazione del codice.

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