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Cacciatori di fantasmi in Liguria, una linea sottile tra paranormale e realtà

La Paranormal Investigation Taggia è una squadra di "ghost hunters" che svolge indagini sul territorio ligure. La parola al suo fondatore, Stefano Zunino

L'occulto è un argomento che da sempre affascina l'essere umano, nel tentativo di rispondere ad alcune domande sull'esistenza come, ad esempio, se davvero esista l'aldilà. Gli stessi quesiti si pone anche la Paranormal Investigation Taggia, un team di "ghost hunters" liguri affascinati da paranormale e mistero che da quattro anni svolge indagini sul territorio regionale cercando di dare una spiegazione, con mezzi scientifici, ad alcune presunte fenomenologie paranormali, il tutto rigorosamente gratis.

La squadra nasce da un'idea del fondatore Stefano Zunino, che abbiamo intervistato, e da quella del fratello Luca. La loro curiosità li ha spinti con il tempo ad arrivare alla formazione attuale composta anche da Simone Caridi e Riccardo Di Gerlando, cameramen e addetti al montaggio, Ilaria Zerbone ed Erika Sciortino, ricercatrici storiche e addette stampa, Alessandro Scibilia autore del logo ed esperto in registrazioni audio, gli investigatori Stefano Marrara e Luciana Perilli e l'addetto alla fotografia Giancarlo Pidutti Pirero.

Ma da cosa nasce questa idea? «Più che altro - spiega il fondatore Stefano Zunino - inizialmente era una sorta di curiosità. Avendo due bimbi piccoli, il pensiero di doverli lasciare un giorno ti fa venire il groppo in gola e quindi cerchi risposte sull'eventualità o la possibilità di star loro accanto anche dopo la morte».

Tra le indagini più recenti troviamo quella nel Monastero di Valle Christi, a Rapallo. Ma la squadra comandata da Zunino si occupa anche di casi privati di famiglie da cui vengono contattati direttamente. «Spesso capita loro di sembrare di sentire passi nella notte - prosegue - avvertono la sensazione di essere osservati, o episodi di mobili tremano, elettrodomestici che si accendono e spengono da soli e sentono rumori strani. Quasi sempre ci troviamo dinanzi a una risposta razionale come la vicinanza a stazioni ferroviarie, impianti elettrici fatiscenti o perdite idrauliche".

Niente di paranormale, insomma. A far riflettere però è quel "quasi sempre": viene spontaneo chiedersi se il team della Paranormal Investigation Taggia abbia avuto a che fare con casi a cui non sia stata in grado di rispondere razionalmente. «La casa del Boia di Aricale - continua il signor Stefano - un rudere oggi museo storico che tre anni fa era una vecchia struttura abbandonata. Si racconta che fosse l'abitazione del Boia che nel medioevo eseguiva le condanne a morte. Nel seminterrato, durante l'indagine, i rilevatori di campi elettromagnetici a bassa frequenza hanno iniziato a lampeggiare. Nello stesso momento ad un membro del gruppo si è fermato l'orologio. Il cameraman Simone Caridi è stato preso da un forte senso di angoscia e ha provato la sensazione che una corrente gelida gli attraversasse lo stomaco. Tutto molto strano in un ambiente privo di elettricità e di qualsiasi fonte di inquinamento artificiale».

La squadra cerca di affrontare le indagini, come già accennato prima, con tutta la razionalità possibile grazie anche all'uso di strumenti tecnologici, facendo controlli incrociati dei campi elettromagnetici, rilevamenti audio e video all'infrarosso e ultravioletto e rilevamenti termici. «Diffidate - consiglia Zunino - da chi non chiede autorizzazioni a enti, comuni o privati per accedere alle strutture e per le delibere delle riprese, diffidate da chi non vi spiega il modus operandi con competenza e dovizia di particolari e da chi non rilascia una relazione scritta su ciò che si è fatto, su come sono state fatte le analisi dei file registrati sia audio che video, diffidate da chi vi chiede soldi o rimborsi spesa, sono accettate solo donazioni spontanee».

"Tutto ciò che riguarda il paranormale oggi è basato solo su teorie, nulla di dimostrato - conclude il fondatore della squadra - Siamo ancora in attesa di trovare la prova inconfutabile, ma ne siamo ben distanti. Oggi siamo ancora ai livelli della religione: se ci credi vedi tutto, se non ci credi non vedi nulla. Quindi in base alle prove raccolte in quattro anni la speranza c'è, ma affermare che l'aldilà esiste è un'altra cosa e si deve diffidare da chi dice il contrario. Noi siamo novelli in questo campo di fronte a chi studia questi fenomeni da anni e, se escludiamo i tanti, troppi fake che girano online, nessuno ha mai portato prove a sostegno».

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