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Saracinesche abbassate in centro storico

Saracinesche abbassate in centro storico

L'ordinanza "anti-etnico" blocca gli investitori tedeschi, giunta al lavoro su una deroga

Il colosso tedesco Dm, specializzato in store dedicati alla cura della casa e della persona e ai cibi bio, avrebbe voluto aprire tre nuovi punti vendita in città. Ma in centro è ostacolato dal regolamento approvato lo scorso anno

A distanza di un anno dalla sua approvazione, si torna a parlare della cosiddetta delibera “anti-kebab” adottata dal Comune di Genova a fine giugno 2018. Nello specifico, per un “intoppo” legato proprio ai criteri con cui vengono regolate le nuove aperture in città, regole che di fatto impediscono che uno spazio come quello della Rinascente, vero e proprio buco nero in pieno centro, venga riaperto grazie all’investimento di un colosso tedesco che si occupa di cura della persona, benessere e articoli per la casa in chiave bio.

Ordinanza anti-kebab, cosa dice il regolamento

La premessa: la delibera “anti-etnico” era stata proposta e messa a punto dall’assessore comunale al Commercio, Paola Bordilli, e dal collega in Regione, Andrea Benveduti.  L'intenzione era quella di limitare l'apertura di attività commerciali "degradanti" o "etniche", e promuovere e valorizzare quelle italiane e liguri. Veto, dunque,  a phone-center, compro-oro, internet point, ma anche alle attività alimentari, artigianali e non, che prevedono l’utilizzo nella preparazione di alimenti precotti, e le attività di macelleria e polleria che vendono prodotti non di origine italiana.

La delibera prevede che non possano aprire neppure “esercizi commerciali al dettaglio e/o all’ingrosso di vendita dell’usato a eccezione dell’abbigliamento e suoi accessori, arredamento e complementi di arredo e oggetti da collezione”, né esercizi commerciali che (e qui starebbe il problema) ”offrono una gamma indistinta e generalizzata di prodotti vari senza alcuna specializzazione”.

Regole (limate rispetto alla stesura iniziale del provvedimento) pensate per limitare in primis le aperture di bazar etnici e megastore cinesi, che alla fine si sono ritorte contro l’amministrazione. Perché Dm, catena tedesca specializzata in biologico, avrebbe voluto aprire tre punti vendita in città, uno dei quali all’interno dei locali della Rinascente, mettendo sugli scaffali cosmetici, cibo e prodotti di vario genere per l’igiene di casa e persona, e proprio le caratteristiche del business l’hanno resa sulla carta investitore sgradito. Bloccando le nuove aperture di cui il centro ha indubbiamente bisogno.

Ordinanza anti-kebab, giunta al lavoro su una deroga 

Della questione, la giunta Bucci avrebbe discusso in un incontro apposito convocato dall’assessore allo Sviluppo Economico, Giancarlo Vinacci, pensando a una deroga o a una sospensione temporanea dell’ordinanza, ma a oggi non sarebbe ancora stata trovata una soluzione definitiva (alla pubblicazione dell'articolo, non è stato possibile avere un aggiornamento dall'assessore Vinacci).

Le critiche, però, non hanno tardato ad arrivare, sia dall’opposizione a Tursi - in primis Partito Democratico - sia da un ex membro della giunta di Marco Bucci, che proprio all’ordinanza anti-kebab  aveva opposto strenua resistenza prima di decidere di ritirarsi: Elisa Serafini, ex assessore al Marketing e alla Cultura, che in questi giorni è tornata sull’argomento.

«Non ho paura di dire ciò che avevo detto durante la discussione di questo provvedimento un anno fa, poco prima delle mie dimissioni: questo regolamento va contro lo sviluppo economico, e deve essere abrogato - ha detto Serafini -  Rappresenta una violazione alla libera concorrenza e alla libera iniziativa privata. Il modo migliore per desertificare il centro storico di Genova, che oggi segna -65% nei valori immobiliari in 12 mesi. Quello che in pochi hanno compreso è che il degrado non dipende dal tipo di cucina che offre un ristorante, ma dalle condizioni di sicurezza e decoro che offre una città. Queste proposte distruggono la libera iniziativa privata e danneggiano tutti: imprese e cittadini».

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