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Photo credit: Facebook @open arms italia

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Medico genovese a bordo della Open Arms: «Condizioni al limite»

Gaddo Flego, direttore sanitario dell’Ospedale Evangelico internazionale, è salito sulla nave ormeggiata al largo di Lampedusa con ancora 131 profughi a bordo insieme con Francesco Piobbichi, senior operator di Mediterranean Hope

C’è anche un medico genovese tra i sanitari che si sono occupati e interessati alla vicenda della Open Arms: Gadda Flego, 56 anni, direttore sanitario dell’Ospedale evangelico internazionale di Genova, è salito sulla nave ormeggiata al largo di Lampedusa con ancora 131 profughi a bordo insieme con Francesco Piobbichi, senior operator di Mediterranean Hope - Programma Rifugiati e migranti della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI).

Flego e Piobbichi hanno portato a bordo cibo e generi di prima necessità, e colto l’occasione per vedere con i loro occhi la situazione: «Il ponte della nave è affollato di gente - ha detto Flego all’Agenzia Nev - ed è diviso in due aree, una riservata agli uomini, dove gli spazi sono minimi, e l’altra per le donne. Le condizioni igieniche sono al limite. Parlando con il medico, l’infermiera di bordo, con lo psicologo di Emergency e con i mediatori linguistico-culturali, tutti mi hanno confermato che, nonostante i casi più gravi siano stati evacuati, permane una situazione generalizzata di sofferenza sia fisica ma soprattutto psicologica che si traduce in una continua richiesta di supporto medico. La situazione è di estrema variabilità, e ci sono momenti in cui il disagio esplode prepotente in attacchi di panico, pianti irrefrenabili e disperazione».

Gli operatori di Mediterranean Hope, una delle poche organizzazioni attiva in maniera stanziale sull’isola da oltre quattro anni, hanno cercato di fornire il massimo sostegno logistico alla Open Arms e, in più occasioni, la Federazione delle chiese evangeliche e la Tavola valdese si sono dette disponibili a farsi carico dell’accoglienza dei profughi, almeno in attesa di una auspicata distribuzione in Europa.

«Al di là delle considerazioni professionali - ha concluso Flego - salendo sulla Open Arms ho vissuto un’esperienza di forte impatto emotivo, impressionato sia dalle storie delle persone salvate sia dalla capacità dell’equipaggio di garantire una certa serenità e di infondere, per quanto possibile, forza e speranza a persone provate e stremate»

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