Uccise l'amico con un colpo di fucile, pena ridotta in appello

I fatti risalgono al dicembre del 2013, quando Claudio Tognini sparò all'amico Andrea Macciò nell'abitazione di Stella di un altro amico, Andrea Scardino

tognini

Omicidio colposo, e non volontario come inizialmente stabilito dal tribunale: così i giudici della corte d’Appello hanno modificato la condanna nei confronti di Claudio Tognini, il 38enne accusato di avere uccido l’amico Andrea Macciò con un colpo partito da un fucile di proprietà di un altro amico, il 35enne Alessio Scardino.

I giudici hanno condannato Tognini a 2 anni e 10 mesi di reclusione, aggiungendo al capo d’imputazione anche l’occultamento di cadavere, mentre in primo grado era stato condannato a 12 anni con il rito abbreviato. Il pm, Luigi Cavedini Lenuzza, aveva chiesto la conferma della condanna, ma la corte d’appello ha sposato la tesi dell’avvocato di Tognini, Andrea Vernazza, che durante il dibattimento ha sostenuto (come fatto da suo cliente sin dall’inizio) che il colpo di fucile sarebbe partito per sbaglio durante uno scherzo fra i tre amici. Per Scardino confermata la pena stabilita in primo grado di un anno e 4 mesi.

I fatti risalgono alla sera del 14 dicembre 2013, quando Tognini, Macciò e Scardino si trovavano nella casa di quest’ultimo a Stella, nel savonese: durante la serata il colpo fatale, partito da uno dei fucili di proprietà di Scardino, che uccise sul colpo Macciò. I due amici inizialmente decisero di nascondere il cadavere nel garage di Tognini, a qualche km di distanza dal luogo del delitto, ma il giorno dopo decisero di costruirsi. L’ipotesi sostenuta dall’accusa era che Tognini avesse volontariamente ucciso Macciò per questioni economiche, movente rivelatosi poi infondato.

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