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Omicidio di Chiavari, l'indagato confessa

Sergio Tiscornia ha raccontato al magistrato la dinamica dell'incontro con Orazio Pino, durante il quale l'ex collaboratore di giustizia è rimasto ucciso

A poco meno di cinque mesi dall'arresto, ha confessato Sergio Tiscornia, l'imprenditore edile arrestato a fine giugno con l'accusa di aver ucciso Orazio Pino, l'ex collaboratore di giustizia freddato il 23 aprile in un parcheggio di Chiavari. «Non volevo ucciderlo. Ho sparato perché pensavo mi stesse colpendo», ha detto Tiscornia al pubblico ministero Silvia Saracino che ha coordinato le indagini.

L'uomo ha fatto ritrovare agli investigatori della squadra mobile di Genova la pistola usata: una calibro 38 special, nascosta in un'intercapedine di un casolare vicino la sua casa. Ha detto di avere comprato l'arma poche ore prima del delitto, da una persona di cui non ha saputo dire il nome.

Secondo quanto riferito da Tiscornia, Pino gli voleva parlare dopo le denunce della sua fidanzata ed ex amante di Pino Adriana Hernandez Escobar. Era stato minaccioso, e aveva dato appuntamento nel parcheggio del supermercato. Alla luce del passato di Pino, Tiscornia aveva deciso di comprare una pistola.

All'arrivo al parcheggio, Pino si era presentato con un coltello in mano ed è andato incontro a Tiscornia, cercando di colpirlo, sempre secondo quanto riferito dal reo confesso. Dopo una breve colluttazione, Pino è finito a terra e, nel rialzarsi, ha messo una mano in tasca, come per cercare qualcosa. «Allora ho sparato, ma non volevo ucciderlo» ha detto Tiscornia.

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