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Omicidio Biggi: Matteo non risponde al gip e resta in carcere

I legali del trentenne, in carcere con l'accusa di omicidio dell'omonimo, coetaneo e collega Matteo Biggi, hanno depositato la richiesta per effettuare una perizia psichiatrica sul loro assistito, per accertare se era capace di intendere e di volere

Genova - Dalla savate alla profezia sulla fine del mondo, dalla depressione alla gelosia. Sono molti gli elementi che fanno da corollario alla drammatica vicenda dell'accoltellamento mortale avvenuto all'interno della palestra della Compagnia Unica alla sala chiamata del porto.

Matteo Biggi, omonimo, coetaneo e collega del giovane morto lunedì, è stato ascoltato ieri, giovedì 15 novembre 2012 all'interno del carcere di Marassi. Il portuale si è avvalso della facoltà di non rispondere e il gip Silvia Carpanini ha deciso per la convalida della custodia cautelare.

Nel frattempo, i legali del trentenne hanno depositato la richiesta di incidente probatorio per effettuare una perizia psichiatrica sul loro assistito. Secondo quanto riferito dagli avvocati Silvio e Rinaldo Romanelli, nelle poche frasi scambiate in questi tre giorni di carcere, Matteo Biggi avrebbe detto di non ricordare il motivo per cui si trova in cella.

I medici sono chiamati ad accertare se al momento dell'aggressione mortale, Biggi era capace di intendere e di volere. Ieri il portuale accusato di omicidio sarebbe stato sottoposto a Tac all'ospedale San Martino, esame sembra dall'esito negativo.

Inoltre, restano ancora da accertare eventuali danni cerebrali dovuti a un colpo preso al volto da Matteo Biggi alcuni giorni prima durante un allenamento di savate, con frattura del naso e dell'occipite. Da quel momento il comportamento del presunto omicida sarebbe divantato ancora più altalenante, passando da momenti di relativa tranquillità ad altri di grande agitazione per il timore dell'avverarsi della profezia Maya sulla fine del mondo.

Lunedì 12 novembre 2012, il giorno dell'omicidio, Matteo Biggi era a casa da lavoro perché in malattia. Poi l'idea di recarsi in palestra per rompere la monotonia, accompagnato, come sempre, dal padre Massimo. Una volta raggiunta la sala chiamata del porto, i due Matteo Biggi si trovano uno di fronte all'altro in palestra.


Colleghi ma non di più pare. Mai stata una frequentazione fra i due. Il Matteo ora in carcere rivolge all'omonimo alcune frasi sotto voce. Tre testimoni assistono alla scena più papà Massimo, ma nessuno dei quattro riesce a sentire quelle parole. Poi l'improvvisa follia omicida. Un Matteo Biggi si accascia al suolo colpito in pieno petto mentre il coetaneo viene disarmato dal padre atterrito.

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