Venerdì, 30 Luglio 2021
Cronaca

Omicidio di Lumarzo, Claudio Borgarelli confessa: «Ho ucciso io mio zio»

Il nipote di Albano Crocco ha infine ammesso di avere ucciso e decapitato lo zio al termine di una lite scoppiata ancora una volta per il sentiero: «Mi ha insultato, e io non ci ho visto più»

Si chiude con una confessione uno dei casi di omicidio più cruenti degli ultimi anni, che ha sconvolto, e tenuto con il fiato sospeso, un’intera vallata: interrogato in carcere del giudice per le indagini preliminari, Paola Faggioni, e dal pm Silvio Franz, Claudio Borgarelli ha ammesso di avere ucciso e decapitato lo zio Albano Crocco, il cui corpo mutilato è stato trovato su un sentiero a poca distanza dalla sua villetta nei boschi di Craviasco, sopra Lumarzo.

Lo stesso sentiero che ha scatenato la violenza, covata per mesi nelle mura della sua casa, e che per Borgarelli non avrebbe dovuto essere usato da persone cui non apparteneva, Crocco compreso. Ed è stato così che la mattina dell’11 ottobre, quando l’ex infermiere 68enne ha nuovamente raggiunto con l’auto la villetta del nipote per parcheggiare prima di andare in cerca di funghi, è scoppiata un’altra lite, ma stavolta qualcosa è scattato nella testa di Borgarelli. Che, stando al suo racconto inframmezzato di lacrime, ha inseguito lo zio nel bosco, lo ha sorpreso alle spalle con due colpi di pistola caricata con pallini di caccia e poi lo ha decapitato: «Abbiamo discusso di nuovo per il sentiero - avrebbe detto Borgarelli  al gip - Lui mi ha insultato e sputato addosso, e io non ho capito più nulla».

I passi successivi sembrano quelli accuratamente descritti dai carabinieri e dalla Procura durante le lunghe e difficili indagini: dopo la mutilazione, Borgarelli torna a casa, prende una corda e un sacchetto e torna sul luogo del delitto, dove tenta di spostare il corpo dello zio lungo il sentiero per gettarlo in dirupo. Poi desiste, raccoglie il sacchetto e le armi, infila e nasconde il machete in una manica della felpa ed esce di casa (ripreso dalle sue telecamere), sale sul suo Porter e si dirige verso Lumarzo, da dove imbocca la strada che porta verso Genova. Individua alcuni cassonetti che mai aveva utilizzato in passato, si libera del sacchetto, e presumibilmente anche dell’arma e della tuta blu che indossava al momento del delitto e non è mai stata ritrovata durante le perquisizioni, e rimonta sul furgoncino tornando alle commissioni della giornata.

Soltanto in serata, dopo lunghe ore di ricerche e telefonate cui Borgarelli non ha mai partecipato e risposto, il corpo verrà finalmente ritrovato e l’orrore svelato: un'ossessione, quella per il sentiero che conduce a casa sua e che più volte l'aveva portato a litigare non solo con lo zio, ma anche con altri abitanti di Lumarzo, che l'uomo ha vissuto come una vera "ingiustizia", come ha spiegato al gip. E che alla fine l'ha portato a usare la sua pistola (quella sequestrata e inviata al Ris di Parma) per sparare allo zio due colpi a bruciapelo, e poi a impugnare il machete con cui lo ha prima ferito a una mano (quasi staccata dai fendenti nel tentativo di Crocco di difendersi dalla sua furia) e poi si è accanito sulla testa.

La confessione, al momento, si riduce dunque a questo: un rancore covato a lungo, l’esplosione di furia, quasi una reazione istintiva, anche se il fatto che Borgarelli sia uscito di casa già armato di pistola lascia pensare alla premeditazione del delitto, come ipotizzato dagli inquirenti nell’ordinanza di custodia cautelare. Resta da capire come sia arrivato alla decisione di decapitare il corpo, se sia stata maturata dopo il delitto, un'idea malsana finalizzata a coprire le proprie tracce, o se l'intenzione fosse sin da subito quella di usare la lama per smembrare il corpo e liberarsene. Di certo c'è che, nonostante l'ammissione, Borgarelli pare non avere ancora manifestato rimorso per quanto fatto, forse proprio alla luce dell'ingiustizia che sentiva di vivere ogni giorno. Ma anche se molti interrogativi devono ancora trovare risposta, quello più importante è finalmente stato risolto. L'avvocato Antonio Rubino, intanto, che difende Borgarelli sin dalle prime battute delle indagini, ha annunciato che molto probabilmente chiederà una perizia psichiatrica per accertare lo stato di salute mentale del suo assistito.

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