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Cronaca

Trovato morto senza testa e mani, il Ce.Sto: "Meritava un futuro diverso, il sistema fa abbastanza?"

In queste ore, a esternare i sentimenti di tutti coloro che si occupano di accoglienza e di servizi socio educativi è la cooperativa sociale Ce.Sto che opera nel centro storico

Proseguono le indagini sull'omicidio di Mahmoud Sayed Mohamed Abdalla, 19 anni, trovato morto e mutilato nel Tigullio. Mentre dai primi esami risulta che le mani ritrovate in spiaggia, tra Santa Margherita Ligure e Chiavari, appartengano effettivamente al ragazzo, non è ancora certo che il corpo senza vita ritrovato al largo - trafitto da un colpo di punteruolo al cuore - sia suo.

Il caso è molto complicato: per attribuire al cadavere l'identità di Abdalla bisognerà aspettare l'arrivo dei risultati della comparazione genetica, e l'unica altra certezza è che i tagli sugli arti siano netti ed entrambi alla stessa altezza, poco sopra i polsi. Quest'ultimo particolare fin dalle prime ore ha fatto pensare a un delitto, ma resta l'ipotesi che il corpo sia stato gettato in acqua integro e poi sia stato successivamente dilaniato da un'elica

Intanto, in queste ore, a provare a esternare i sentimenti di tutti coloro che si occupano di accoglienza e di servizi socio educativi è la cooperativa sociale Ce.Sto, che ha la sede nei giardini Luzzati.

"Alcuni di noi lo hanno incrociato, Abdalla, per poco tempo - scrivono i soci della cooperativa su Facebook - un tempo che non è abbastanza per conoscere davvero qualcuno, ma è un tempo intenso. Facciamo un lavoro difficile, complesso, forse solo parzialmente visibile, raccontato e percepito. Un lavoro fatto di relazioni umane, di scambi non sempre immediati, di successi e sconfitte emotive, di stancanti iter burocratici, in contatto diretto con percorsi che non sono i nostri e un poco lo diventano, con responsabilità profonde che possiamo solo in parte raccogliere. Ma facciamo la nostra parte, ogni giorno".

Proseguono: "I colleghi che lavorano nei servizi di accoglienza e nei servizi educativi si sono stretti in queste ore in un abbraccio collettivo, tra lo sconforto, il senso di smarrimento e di frustrazione che è inevitabile. Ma c'è anche l'orgoglio che rivendichiamo di chi ha scelto un impegno importante, quello della cura verso altre persone. Oltre il pregiudizio e anche oltre il giudizio. L'impegno della cura nel senso più ampio. Un impegno sfidante, pieno di rischi anche emozionali, di scosse improvvise che vanno messe in conto, che sappiamo di dover gestire. Poi, dopo il dolore che fa a pezzetti il cuore, arriva la rabbia".

E le domande arrivano spontanee: cosa non funziona nel sistema di accoglienza? Qual è il ruolo della politica? "Mahmoud Sayed Mohamed Abdalla, 19 anni, arrivato minorenne dall'Egitto per il sogno e la speranza legittimi, meritava possibilità diverse, un futuro diverso. Questo è l'unico pensiero possibile e solo a partire da questo si può ragionare. Possono, educatori, educatrici, operatori e operatrici sociali, salvare vite o percorsi? Non è questo il punto, non è questa la domanda. Il punto è chiedersi, di nuovo, se noi tutti facciamo davvero abbastanza, se il sistema, a tutti i livelli, fa abbastanza. Quando ci occuperemo davvero della questione? Dobbiamo lavorare insieme per darci risposte e storie con finali diversi".

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