Lunedì, 17 Maggio 2021
Cronaca

Omicidio Borzonasca: nell'arsenale armi per l'assalto a portavalori

Nuovo sequestro da parte degli uomini della squadra Mobile della questura di Genova in un garage di Sestri Levante: nell'arsenale anche uno Skorpion e un ordigno esplosivo

Una mitraglietta Skorpion dotata di silenziatore e pronta per essere utilizzata, due caricatori calibro 765 Browning, oltre a centinaia di munizioni di diverso calibro- tra cui alcune a punta cava per aumentare il potere offensivo - e dell’esplosivo, probabilmente tritolo, lo stesso utilizzato per confezionare i due ordigni già sequestrati nei giorni scorsi: questo il risultato della perquisizione effettuata dagli agenti della squadra Mobile in un garage di Casarza Ligure utilizzato da Generoso Ventola, il 44enne in carcere dallo scorso sabato nell’ambito dell’indagine sull’omicidio del corriere della droga Giovanni Lombardi, per cui sono stati accusati il gangster Marietto Rossi e altri due complici.

Ventola, identificato dagli inquirenti come membro della banda di Rossi, è stato arrestato con l’accusa di detenzione in concorso di armi, esplosivi e munizionamento da guerra: stando a quanto ipotizzato sino a oggi nell’inchiesta coordinata da Annino Gargano, l’arsenale avrebbe dovuto essere utilizzato per futuri colpi a banche e furgoni portavalori. L’ordigno in particolare, di fabbricazione artigianale, sarebbe del tutto simile ai due sequestrati all’interno dell’officina di Sestri Levante di Giorgio Valter Cardini, altro membro della banda di Rossi, anche lui in carcere per detenzione di armi, e sarebbe stato estratto da un residuato bellico, molto probabilmente una mina anticarro: per gli artificieri della polizia di Stato il potenziale dell’esplosivo sarebbe letale, una pericolosità aumentata dal fatto che fosse conservato nel garage di una palazzina abitata di via Matteotti, a Casarza. L’esplosivo, così come le armi, era contenuto in un borsone sportivo ritrovato dagli agenti sotto il sellino di uno scooter e apparentemente pronto per essere utilizzato.

A oggi sono 9 le persone finite in carcere nell’ambito dell’inchiesta, con Mario Rossi ritenuto responsabile dell’omicidio di Lombardi, avvenuto lo scorso sabato nell’entroterra chiavarese, e Cosimo Catalfamo e Mario Umberto Caldaroni accusati di complicità nel delitto. Proprio in queste ore, su richiesta del pm Alberto Lari, gli arrestati si preparano a lasciare il carcere di Marassi per essere trasferiti in altre case circondariali: il timore è quello di una rappresaglia da parte di Giacinto Pino, il boss identificato come bersaglio principale di Rossi.

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