Ponte di Genova: quasi 330 imprese impegnate, al lavoro con il metodo 'fast track'

L'approccio adottato prevede la realizzazione delle lavorazioni in parallelo, attraverso l'allestimento di tanti cantieri, ognuno dei quali gestito in modo efficiente e integrato con gli altri

Il nuovo viadotto sul torrente Polcevera sta per essere terminato, andando a sostituire il ponte Morandi, crollato il 14 agosto 2018, portando con sé la vita di 43 persone. Alla realizzazione della struttura hanno partecipato quasi 330 imprese medie e soprattutto piccole da tutta Italia, per un valore delle forniture che supera i 160 milioni di euro, quasi l'80% del valore complessivo della commessa. I numeri raccontano il mondo della filiera italiana che, coordinato dal Gruppo Webuild insieme a Fincantieri, ha contribuito alla realizzazione del nuovo ponte di Genova, e permesso di sperimentare un modello virtuoso di valorizzazione delle competenze di un settore in profonda crisi, che il Gruppo Webuild intende consolidare e far ripartire con l'operazione industriale Progetto Italia.

La costruzione del viadotto dei record, giunto al termine dei lavori a un anno dal primo getto di calcestruzzo, ha permesso a centinaia di fornitori e subfornitori di lavorare a uno dei progetti più iconici in Italia, mettendo a disposizione del cantiere servizi altamente specializzati. Dai lavori di scavi per le fondazioni, al trasporto dei maxi impalcati lunghi fino a 100 metri per le vie di Genova, alla costruzione dei sofisticati pennoni fino alla produzione e montaggio dei pannelli fotovoltaici: sono oltre quaranta i mestieri, diversi ed integrati, messi a sistema dal modello organizzativo del Gruppo Webuild.

A Genova la Società ha infatti messo in pratica il fast track, un approccio al lavoro in cantiere che prevede la realizzazione delle lavorazioni in parallelo, attraverso l'allestimento di tanti cantieri, ognuno dei quali gestito in modo efficiente e integrato con gli altri.

Nella sola fase di 'vestizione' finale del ponte (la fase conclusiva dei lavori che prevede gli interventi finali prima dell’inaugurazione del viadotto), sono operative quaranta squadre che lavorano in contemporanea, con oltre 200 operai.

Se da un lato le imprese di Genova e della Liguria sono rappresentate insieme ad altre aziende del Nord Italia, dall’altro molte aziende del Sud hanno svolto ruoli decisivi, come accaduto alla Faver di Bari, che ha realizzato i 28 pennoni alti 22 metri, progettati per illuminare in modo scenografico l’infrastruttura e destinati fin da subito a diventare uno dei simboli di quest’opera.

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Tra i fornitori, imprese come le Acciaierie Valbruna, un'eccellenza italiana nella produzione di acciai speciali in attività dal 1925; la Bosco Italia, che sta assemblando e montando proprio in questi giorni i pannelli fotovoltaici, essenziali per rendere il ponte autonomo dal punto di vista energetico, così come i pannelli di protezione in vetro; o ancora la Akron e la Geoinvest, specializzate nel campo della geofisica e incaricate delle indagini del sottosuolo o la Drafinsub, chiamata per la bonifica degli ordigni bellici, un'operazione necessaria prima della costruzione di qualunque genere di infrastruttura, e il Politecnico di Milano, dove sono state realizzate le prove nella galleria del vento sul plastico del ponte.

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