Amnesty International: «Nuove navi piene di armi in arrivo, sia alta l'attenzione nei porti liguri»

L'organizzazione lancia l'allarme: vietato abbassare la guardia dopo la protesta dello scorso 20 maggio nello scalo del capoluogo ligure

«Manteniamo alta l’attenzione nei porti liguri e in tutti quelli italiani»: l’appello arriva da Amnesty International, che insieme con le organizzazioni che compagno la “Rete Disarmo” lancia un allarme sulla possibilità che, dopo la Bahri Yanbu, altre navi caricate con materiali militari destinati all’Arabia Saudita possano fare scalo nel porto del capoluogo ligure e in generale in altri scali italiani.

«Una nuova minaccia si affaccia sulle coste italiane: sono in arrivo altre navi simili della stessa compagnia - fa sapere Amnesty - Bisogna monitorare tutti i porti e gli aeroporti, soprattutto a Cagliari, dove da anni vengono caricate le bombe della RWM Italia destinate alla coalizione guidata dall’Arabia Saudita. La Compagnia di navigazione nazionale dell’Arabia Saudita, nota anche con il nome di Bahri, è dotata della più grande della flotta della monarchia saudita. Sono sei le navi-cargo che percorrono la medesima rotta dai porti canadesi e statunitensi a quelli britannici e nel Mediterraneo: più o meno ogni due settimane giungono ad un porto sulla medesima rotta».

Prima o poi, sottolinea l’organizzazione, tutte toccheranno i grandi terminal militari degli Stati Uniti e del Canada dove imbarcheranno sistemi militari e armamenti, così come accaduto per la Bahri Yambu: «In numerose occasioni nel 2018 e nel febbraio 2019 nelle stive delle navi Bahri sono stati individuati armamenti pesanti tra cui numerosi esemplari di “Gurkha” (Armoured rapid patrol vehicle prodotto da Terradyne Inc., Florida), “MaxxPro” (veicoli blindati prodotte da Navistar, Illinois, uno dei maggiori contractors del Pentagono), LAV-25 (Light armoured vehicles, cioè blindati gommati 8×8 prodotti da General Dynamics Land System Canada), carri armati leggeri, trailer con antenne satellitari. Per questo riteniamo indispensabile continuare a monitorare questi cargo insieme alle altre associazioni della società civile europea e intensificare i preziosi rapporti con i lavoratori portuali degli scali liguri e con i loro sindacati di rappresentanza affinché non vengano caricati su queste navi sistemi militari e armamenti che possono venire utilizzati dalle forze armate saudite o emiratine nel conflitto in Yemen».

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La Bahri Yanbu era arrivata nel porto di Genova lo scorso 20 maggio, scatenando la protesta dei portuali, dei comitati e delle associazioni che hanno protestato contro un potenziale contribuito all’invio di materiale bellico per la guerra in Yemen. Proprio i camalli genovesi si erano schierati per impedire le operazioni di carico, e alla fine la nave era ripartita dopo avere imbarcato soltanto materiale civile.

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