Nave delle armi, protesta in porto con blocco di varco Etiopia

Alle 7 è cominciato il presidio dei lavoratori portuali genovesi contro l'attracco della nave Bahri Yanbu: bloccato l'accesso portuale di varco Etiopia nelle prime ore del mattino, pur senza gravi ripercussioni sul traffico della zona

Foto Partito Comunista Liguria

Stamattina, lunedì 17 febbraio 2020, alle 7 è cominciato il presidio dei lavoratori portuali genovesi contro l'attracco (previsto intorno alle ore 10) della nave Bahri Yanbu che trasporterebbe materiale bellico. Bloccato l'accesso portuale di varco Etiopia nelle prime ore del mattino, pur senza gravi ripercussioni sul traffico della zona, considerando che gli altri varchi risultavano accessibili. Qualche rallentamento invece in Sopraelevata a causa di un veicolo in avaria, situazione poi risolta poco dopo le 8.30.

Nei giorni scorsi la Cgil, insieme a tante altre associazioni laiche e religiose aveva consegnato un documento in Prefettura - per dire no alla guerra e soprattutto all'attracco a Genova di navi che trasportano materiale bellico, ma la Cgil non ha aderito a questa manifestazione indetta dal Calp (Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali) che ha trovato invece l'appoggio del Partito Comunista di Marco Rizzo, del Coordinamento delle Sinistre di Opposizione a Genova (Partito Comunista dei Lavoratori, Sinistra Anticapitalista, Partito della Rifondazione Comunista e Resistenze Internazionali) e di Potere al Popolo.

A prendere posizione contro l'attracco anche Fabrizio Maranini, presidente della prima commissione del  Municipio II Centro Ovest: «Esprimo la più profonda contrarietà per l'attracco delle navi che trasportano merci atte ad uccidere, oltre a creare  un rischio rilevante e pericoloso per il porto di Sampierdarena che si affaccia sulle case sulle abitazioni del Municipio II centro ovest. Auspico che la stessa contrarietà venga espressa dal presidente del Municipio e dal sindaco della città di Genova che vuole essere porta dell'Europa sul Mar  Mediterraneo. Assurdo vedere attraccare navi che trasportano quelle armi che uccidono  Innocenti in territori di guerra creando proprio quel fenomeno di emigrazione tanto strumentalizzato da diverse forze politiche»,

Il caso della "nave delle armi"

Si era tornati a parlare dell'argomento a fine gennaio, quando era stata diffusa la notizia del ritorno a Genova della Bahri Yambu, cargo saudita ribatezzato "nave delle armi" e già al centro della protesta del maggio 2019, quando i portuali genovesi erano riusciti a impedire che a bordo venissero caricati generatori destinati all'Arabia per la guerra in Yemen.

Non solo: nei giorni scorsi la procura di Genova ha aperto un fascicolo d'inchiesta per chiarire i movimenti della nave Bana (battente bandiera libanese) ormeggiata al terminal Messina. La nave non era stata rintracciabile per giorni tramite i sistemi gps, e questo aveva insospettito gli inquirenti. Nei giorni di "buio", la Bana potrebbe essere stata utilizzata per un traffico d'armi tra Turchia e Libia

La protesta del Calp

A convocare il presidio di questa mattina il Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali (Calp), che in una nota ha spiegato: «Nei mesi scorsi, nel porto di Genova, una mobilitazione partita dai lavoratori del porto ha impedito l'imbarco di materiale bellico diretto in Arabia Saudita e destinato alla guerra in Yemen. Analoghe manifestazioni a sostegno del blocco del traffico di armi si sono tenute in altri porti europei (Le Havre e Marsiglia, ancora prima a Bilbao) contro le navi della compagnia saudita Bahri, che rifornisce d'armi e mezzi militari tutto il Medio Oriente».

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«I venti di guerra però non si sono fermati - hanno aggiunto - come dimostrano gli sviluppi drammatici legati alle guerre in Siria, al conflitto libico e all'aggressione statunitense in Iraq. Conflitti sanguinosi che mietono vittime giornalmente, devastono territori, spingono migliaia di persone ad abbandonare i loro paesi per emigrare. Il complesso militare industriale è tra i molti responsabili di questa escalation con governi sempre pronti ad approvare politiche di saccheggio verso le risorse naturali in varie zone del mondo. Il combinato disposto con una crisi economica che non è risolvibile all'interno del sistema capitalista e neoliberista rende la guerra come una costante nelle nostre società. Fermarli però è possibile cominciando dai nostri territori. Boicottando la guerra cominciando da casa nostra. Il 17 febbraio a Genova arriverà una nuova nave carica di armi, la Bahri Yanbu. Come lavoratori chiamiamo tutta la città solidale ad unirsi a noi per bloccare l'ennesimo traffico di morte. Chiediamo a tutti i lavoratori, ai cittadini, ai sindacati e alle forze politiche di sostenere questo blocco trasformando questa giornata in un'occasione di lotta contro la guerra e per la pace tra i popoli e tra gli oppressi. Invitiamo tutti e tutte a raccogliere quest'appello. Dalla produzione bellica alla sua logistica, dalle basi militari ai centri di ricerca, l'ingranaggio della guerra è ampio e diffuso e permette a chiunque e dovunque di mettere in campo in autonomia ciò che vorrà e potrà».

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