La “nave delle armi” torna in porto, nuova protesta dei portuali

La Bahri Yanbu è attesa a Genova il prossimo 12 febbraio, e il Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali ha già organizzato una mobilitazione sulla scia di quella del maggio 2019

I portuali genovesi tornano a protestare contro la Bahri Yambu, il cargo saudita ribattezzato “nave delle armi” e già al centro della protesta del maggio 2019, quando erano riusciti a impedire che a bordo venissero caricati generatori destinati all’Arabia per la guerra in Yemen.

La seconda mobilitazione è stata convocata per il 12 febbraio, data in cui (stando alle previsioni) la Bahri Yanbu dovrebbe nuovamente arrivare in porto a Genova . 

«Come lavoratori chiameremo tutta la città solidale a unirsi a noi per bloccare l'ennesimo traffico di morte - è l’appello del Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali - Chiediamo a tutti i lavoratori, ai cittadini, ai sindacati e alle forze politiche di sostenere questo blocco trasformando questa giornata in un'occasione di lotta contro la guerra e per la pace tra i popoli e tra gli oppressi. Invitiamo tutti e tutte a raccogliere quest'appello. Dalla produzione bellica alla sua logistica, dalle basi militari ai centri di ricerca, l'ingranaggio della guerra è ampio e diffuso e permette a chiunque e dovunque di mettere in campo in autonomia ciò che vorrà e potrà».

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La protesta del maggio 2019 dei portuali genovesi aveva fatto il giro del mondo, ispirando altri blocchi in altri porti in cui le navi della compagnia saudita Bahri hanno fatto scalo, tra chi Le Havre, Marsiglia e Bilbao. La lotta dei portuali contro le “navi delle armi” aveva anche incassato il plauso di Papa Francesco, che in un'intervista aveva chiesto ai governi dell'Occidente di porre fine a quella che il Pontefice ha definito «l'ipocrisia armamentista».

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