Mercoledì, 23 Giugno 2021
Cronaca

A 25 anni dal delitto di Nada Cella arriva la svolta nelle indagini: nuove analisi sui reperti

Il 6 maggio del 1996 una 25enne di Chiavari venne trovata in fin di vita nell'ufficio del commercialista per cui lavorava, il cranio fratturato da una gragnola di colpi. A distanza di un quarto di secolo, nuovi approfondimenti su tracce di dna potrebbero fornire alcune risposte

Era il 6 maggio del 1996 quando il corpo di Nada Cella veniva trovato nello studio del commercialista per cui lavorava, in via Marsala a Chiavari. E a distanza di esattamente 25 anni, gli anni che aveva Nada quando è stata uccisa, arriva la svolta in uno dei “cold case” più noti della Liguria: le indagini potrebbero fare un balzo in avanti.

La conferma è arrivata anche dal procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi, e deriva principalmente (come spesso accade) dagli sforzi della famiglia Cella, che mai si è rassegnata a considerare insoluto il caso di Nada. Sono stati i familiari, infatti, a chiedere nuovi accertamenti, appoggiandosi a un criminologo, ed è stata anche la loro dedizione alla causa a spingere la procura a riconsiderare gli indizi e gli elementi raccolti, analizzando con moderni strumenti tracce di dna che sono state trovate sulla camicetta della ragazza e un’impronta.

La morte di Nada Cella aveva sconvolto Chiavari e il suo tranquillo centro. Nada lavorava come segretaria nello studio del commercialista Marco Soracco, al numero 14 di via Marsala, e la mattina di lunedì 26 maggio era stata trovata in fin di vita nel suo ufficio proprio da Soracco, che nel palazzo oltre a lavorare viveva.

La disperata corsa in ospedale era stata purtroppo inutile: immediatamente operata, poche ore dopo morì per le gravissime ferite riportate. L’ipotesi iniziale, nei concitati momenti dopo il ritrovamento della ragazza, fu di una tragica caduta: Nada era distesa sul pavimento in una pozza di sangue, la testa vicino al muro, nessuna traccia evidente di lotta stando a quanto dichiarato da Soracco e dalla madre, che era scesa con lui dopo l’allarme e che, nelle ore successive al trasferimento di Nada in ospedale, aveva dato una pulita all'ufficio. 

I successivi accertamenti avevano però dimostrato che Nada non era caduta, ma era stata picchiata, sbattuta contro il muro e poi colpita alla testa con qualcosa di pesante che le aveva fratturato il cranio. Le indagini erano partite immediatamente, ma non sono mai arrivate a una conclusione definitiva, complice anche una scena del crimine fortemente inquinata. Le indagini adesso passano alla Squadra Mobile di Genova, guidata dal dirigente Stefano Signoretti: a loro il difficilissimo compito, a 25 anni di distanza, di scoprire chi abbia ucciso Nada Cella.

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