«Martina poteva chiedere aiuto», così sono stati assolti Albertoni e Vanneschi

Sono state depositate le motivazioni della sentenza emessa lo scorso 9 giugno dalla corte fiorentina, che ha assolto i due giovani «perché il fatto non sussiste». Martina morì nel 2011, precipitando dal balcone di un hotel

Dopo la pronuncia della sentenza choc con cui Luca Vaneschi e Alessandro Albertoni sono stati assolti per la morte di Martina Rossi, la studentessa genovese di 21 anni che nel 2011 precipitò dal balcone di un residence di Palma di Maiorca, durante una vacanza, sono state depositate le motivazioni della sentenza emessa lo scorso 9 giugno dalla corte fiorentina.

Martina Rossi non stava scappando quando è precipitata dal balcone. Secondo la corte d'appello di Firenze «una fuga non appare ipotizzabile». Questo è uno degli elementi fondamentali che hanno portato alla sentenza di assoluzione, «perché il fatto non sussiste», dei due giovani di Castiglion Fibocchi, accusati di tentata violenza sessuale di gruppo e di morte in conseguenza di altro reato (quest'ultimo capo di imputazione caduto in prescrizione). Anche se, spiega la Corte, «un'aggressione di carattere sessuale non può, invero, neppure del tutto escludersi da parte degli imputati nei confronti della Rossi, precedente all'evento».

In primo grado il Tribunale di Arezzo condannò i due ragazzi a sei anni, tre per ogni reato contestato. Per la Corte d'appello, «era ormai giorno e la ragazza era visibile dal terrazzo a chi, come la Puga, si trovava nel piazzale antistante l'albergo, che ebbe a vederla addirittura in viso frontalmente, così come, quindi, ella poteva ben vedere coloro che si trovavano nel piazzale, con l'inevitabile conclusione a cui deve pervenirsi che la Rossi ben avrebbe potuto chiedere aiuto dal terrazzo in cui si trovava se fosse stata vittima di un 'aggressione, mentre nessun grido sarebbe stato da lei proferito, né alcuna invocazione di aiuto vi sarebbe stata da parte sua, secondo quanto riferito dalla Puga».

Le parole della teste chiave della difesa (mai comparsa in tribunale ad Arezzo) hanno avuto dunque un peso determinante. Ma perché la studentessa andò in terrazzo? La corte non esclude che ci possa essere stato «un litigio, un malore, un approccio di natura sessuale o anche un tentativo di violenza che potesse aver innescato in lei la spinta a un gesto autolesivo o comunque uno stato psicologico di non pieno controllo di sé».

Per la corte d'Appello la fuga e la caduta dal terrazzo non sarebbero coerenti con un precedente tentativo di violenza, che comunque non può essere del tutto escluso. Anche se i giudici fiorentini ritengono «troppo poco significativi» gli elementi evidenziati - ovvero il fatto che Martina fosse senza pantaloncini e i graffi nel collo di Albertoni - «perché possa da essi soltanto desumersi una condotta diretta al compimento di una violenza sessuale da parte degli imputati nei confronti della Rossi».

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«A volte - ha commentato Bruno Rossi, padre di Martina, al 'Corriere della Sera' - accade che ci siano fatti contrari ad ogni logica che si uniscono, si accavallano, interferiscono e sono capaci di offuscare la verità. Rispettiamo le sentenze anche se questa di Firenze trova la sua genesi nelle indagini della polizia spagnola nate male e proseguite peggio. Qualcuno però ci dovrà dire come e perché è morta Martina. Noi lo sappiamo e lo sapevano anche i giudici di primo grado».

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