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Annegò dopo il furto della barca, l'amico accusato di ommissione di soccorso aggravata

Prima udienza per Fabio Bonino, il giovane di Rapallo che la notte dell'8 gennaio rubò un gozzo dal porto di Santa Margherita insieme con l'amico Giorgio Chino, morto mentre tentava di raggiungere la riva a nuoto

Si è tenuta questa mattina davanti al gup Claudio Siclari la prima udienza del processo a Fabio Bonino, il rapallese di 24 anni accusato di abbandono di persona incapace per la morte dell’amico Giorgio Chino, con cui aveva rubato una barca dal porto di Santa Margherita: il giovane, assistito dall’avvocato Alessandra Poggi, non si è presentato in aula, dove al termine dell’udienza il giudice ha stabilito il cambio del capo di imputazione a omissione di soccorso aggravata dalla morte.

I fatti risalgono alla notte tra l’8 e il 9 gennaio del 2015, quando i due giovani avevano deciso per una bravata di rubare una barca dal porto della cittadina del Tigullio e dirigersi verso Zoagli. Durante la traversata notturna però qualcosa era andato storto, il motore era andato in avaria e i due si erano buttati in acqua tentando di raggiungere la spiaggia a nuoto. Nonostante il salvagente ad anello, per Chino lo sforzo era stato fatale ed era annegato a pochi metri dalla riva, mentre l’amico era riuscito a raggiungerla e una volta a terra si era dato alla fuga rifugiandosi nella sua casa di Rapallo, dove era stato poi rintracciato dai carabinieri.

La sua versione dei fatti davanti alle forze dell’ordine è sempre stata la stessa: dopo il guasto al motore entrambi avevano deciso di tuffarsi, e dopo avere costruito una zattera di fortuna per trasportare i telefonini avevano incominciato a nuotare. Un ulteriore dettaglio sempre sostenuto dal giovane è che prima di buttarsi in acqua si sarebbe legato alla caviglia un capo della corda del salvagente per trascinare l’amico verso riva, e che soltanto una volta arrivato sulla spiaggia si sarebbe reso conto della sua difficoltà e del fatto che il nodo si era sciolto. 

Bonino ha inoltre sempre sostenuto di avere chiamato subito carabinieri e Guardia Costiera, proprio con il telefonino dell’amico, come in effetti risulterebbe dai tabulati telefonici. Accorsi sulla spiaggia dopo le segnalazioni di alcune persone che avevano sentito le urla di Chino, in difficoltà, i carabinieri non avevano però trovato traccia di lui. Inizialmente i reati contestati dal pubblico ministero Gabriella Dotto erano furto e abbandono di incapace aggravato dalla morte, ma il giudice oggi, fissando la nuova udienza per il prossimo 11 aprile, ha deciso di cambiarlo in omissione di soccorso aggravata dalla morte

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